Latest Rome News
RSS di Ultima ora - ANSA.it
Quota 100 e altre flessibilità per il pensionamento sono costate 41,3 miliardi
Tra il 2019 e il 2025. Considerata anche Opzione donna e blocco adeguaenti speranza vita
RSS di Ultima ora - ANSA.it
Precipita nel vano ascensore di un cantiere e muore
Era titolare di una ditta specializzata in muratura, la tragedia a Padova
RSS di Regione Lazio - ANSA.it
Traffico di droga, sequestro di persona e rapina, 9 arresti
Operazione congiunta a Roma di polizia e carabinieri, coordinata dalla Dda
RSS di Regione Lazio - ANSA.it
Controlli a tappeto nelle zone 'calde' di Viterbo
Su disposizione del Questore Giorgio Di Munno presidio mobile a viale Trento
Corriere.it - Homepage
Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
Corriere.it - Homepage
IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
Corriere.it - Cronache
Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
Corriere.it - Cronache
Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
ilmessaggero.it - Home
Caro carburanti, record storico per prezzo diesel nell'Unione europea: nuovo massimo di 2,23 euro al litro
I prezzi del diesel nelle stazioni di servizio dell'Unione europea hanno toccato un nuovo massimo di 2,23 euro al litro, contro i 2,16 euro della settimana precedente: è quanto emerge...
ilmessaggero.it - Home
«Russia pronta ad attaccare Italia, Francia e Spagna con droni dal mare». L'allarme della Cia (rivelato da El Mundo)
Dal Nord Europa al Mediterraneo. Si estende l'allerta per i possibili attacchi russi con droni. Secondo El Mundo, questa volta nel mirino ci sarebbero Francia, Spagna e Italia. I servizi...
ilmessaggero.it - roma
Andrea Moretti, l'ultima sera dell'operaio morto al Colosseo. L'amica: «Mi ha sorriso e ha detto: "Ciao vado a lavorare"»
«Andrea era un ragazzo di sani principi, educato, che amava profondamente la sua terra, i cavalli ed era molto legato alle amicizie. La notizia della sua morte rappresenta per tutti noi una...
ilmessaggero.it - roma
«Hanno rubato il mio zaino con passaporto e biglietto aereo alla stazione Termini. La polizia ha ritrovato la refurtiva tracciando il mio pc»
Da qualche giorno a Roma come turista, ad un certo punto, pur non volendo, è finito in una brutta situazione e, in pochi secondi, l?ha colto un senso di disagio profondo. Il turista...
Il Sole 24 ORE - Italia
Ex Ilva: Corte di giustizia Ue, no agevolazioni su energia ad impresa aiutata da Stato
Un’«impresa in difficoltà» non può beneficiare delle agevolazioni previste a favore delle imprese a forte consumo di energia elettrica o di gas. È quanto ha stabilito la Corte di giustizia...
Il Sole 24 ORE - Italia
Scuola e stranieri, dai corsi di lingua a test e velo: come funziona negli altri Paesi
Dalle classi speciali tedesche alla “full immersion” britannica, i modelli adottati dagli altri paesi occidentali sono numerosi
Il Fatto Quotidiano
Quando i neutrini fecero tremare Einstein: le domande che il caso OPERA lascia alla scienza
di Luciano M. R. Rota* Nel settembre del 2011 accadde qualcosa che nella fisica moderna accade molto raramente: un esperimento sembrò contraddire uno dei suoi principi fondamentali. I neutrini prodotti al CERN di Ginevra e rilevati nel laboratorio del Gran Sasso, dopo aver percorso circa 730 chilometri attraverso la crosta terrestre, sembravano essere arrivati in anticipo. Poco, appena una sessantina di miliardesimi di secondo. Ma abbastanza perché, se la misura fosse stata corretta, quelle particelle avessero viaggiato più velocemente della luce. Era in gioco uno dei pilastri della Relatività speciale. Il gruppo OPERA non annunciò di avere smentito Einstein. Al contrario, presentò il risultato con cautela e chiese alla comunità scientifica di contribuire a comprenderlo. Ma la notizia fece immediatamente il giro del mondo. Per alcune settimane la fisica si trovò davanti a una possibilità che sembrava quasi impensabile. Poi tutto rientrò. Nei mesi successivi furono individuati problemi nel sistema di temporizzazione, tra cui un collegamento in fibra ottica non perfettamente inserito. Le verifiche successive diedero risultati compatibili con la velocità della luce ed Einstein, per usare la semplificazione dei giornali dell’epoca, potè dormire tranquillo. Sul piano sperimentale, caso chiuso. Ma quando una vicenda tanto dirompente trova nel giro di pochi mesi una spiegazione, vale la pena osservare anche il percorso che ha condotto a quella risposta. Un risultato impossibile La prima domanda è forse la più semplice. Che cosa deve fare un gruppo di ricerca quando, dopo i controlli effettuati, continua a trovarsi davanti a un risultato che sembra incompatibile con uno dei principi fondamentali della fisica moderna? Il gruppo OPERA scelse di renderlo pubblico, senza presentarlo come una scoperta definitiva, e chiese alla comunità scientifica di contribuire a comprenderlo. Fu una scelta scientificamente legittima. Un apparato sperimentale di quella complessità può nascondere problemi difficili da individuare, anche dopo controlli accurati. Ma prima ancora se ne può porre un’altra, molto concreta: che cosa si proponeva di misurare OPERA e quale risultato si aspettava? L’obiettivo principale dell’esperimento non era verificare se i neutrini potessero viaggiare più velocemente della luce. OPERA era stato progettato soprattutto per studiare l’oscillazione dei neutrini, cercando la comparsa di neutrini tau in un fascio inizialmente composto prevalentemente da neutrini muonici. Il risultato sul tempo di volo creò quindi una situazione ancora più singolare: un esperimento concepito per studiare un fenomeno sembrava essersi imbattuto in un altro, inatteso e potenzialmente molto più dirompente. Che cosa accade quando un esperimento progettato per cercare una cosa sembra scoprirne un’altra? E, soprattutto, fino a che punto deve spingersi la verifica interna prima di rendere pubblico un risultato potenzialmente rivoluzionario? Quando, al contrario, diventa corretto sottoporlo allo scrutinio della comunità scientifica? Nel caso OPERA l’annuncio ci fu. Ed è proprio questo a rendere interessante ciò che avvenne dopo. Poche settimane che fecero molto rumore La reazione fu enorme. Perché il problema non erano sessanta nanosecondi. Era ciò che quei sessanta nanosecondi significavano. Se la misura fosse stata corretta, una particella dotata di massa avrebbe percorso la distanza tra CERN e Gran Sasso più velocemente della luce. Non una piccola correzione a una teoria marginale, dunque, ma un risultato che toccava uno dei principi fondamentali della fisica moderna. La comunità scientifica reagì immediatamente. Seguirono discussioni, critiche, tentativi di interpretazione e nuove verifiche. Ed è qui che la cronologia diventa particolarmente interessante. Nel novembre del 2011 OPERA ripeté la misura utilizzando impulsi molto più brevi del fascio proveniente dal CERN. Il nuovo controllo escluse una possibile fonte di errore sistematico, ma non fece scomparire l’anomalia. Nel febbraio del 2012 la collaborazione comunicò invece di avere individuato due possibili problemi nel sistema di temporizzazione. Uno riguardava un oscillatore utilizzato nella sincronizzazione GPS; l’altro il collegamento in fibra ottica che portava il segnale GPS all’orologio principale dell’esperimento. A marzo arrivò una verifica indipendente di ICARUS, che misurò un tempo di volo compatibile con la velocità della luce. Nei mesi successivi nuove misure effettuate al Gran Sasso da Borexino, ICARUS, LVD e dalla stessa OPERA diedero tutte risultati compatibili con il limite relativistico. Sul piano sperimentale, dunque, il caso venne sostanzialmente chiarito. Ma proprio questa sequenza rende la vicenda più interessante, non meno. Nel settembre del 2011 i ricercatori avevano dichiarato di avere trascorso mesi a studiare e controllare il risultato senza riuscire a individuare un effetto strumentale che potesse spiegarlo. A novembre una nuova misura sembrò confermare l’anomalia. Pochi mesi dopo furono individuati problemi nella temporizzazione e le verifiche indipendenti ricondussero la velocità dei neutrini entro il limite previsto dalla Relatività. Non c’è bisogno di mettere in dubbio queste conclusioni per porre una domanda. Che cosa ci insegna questa successione di risultati sul rapporto fra misura, errore e certezza sperimentale? Un risultato può sopravvivere a mesi di controlli, superarne di nuovi dopo essere stato reso pubblico e tuttavia rivelarsi infine prodotto da un problema strumentale. È precisamente così che la scienza individua e corregge i propri errori. Ma è anche una dimostrazione di quanto possa essere difficile stabilire, davanti a un risultato inatteso, quando i controlli siano sufficienti per considerarlo affidabile. Ed è forse questa, più dei sessanta nanosecondi, la parte del caso OPERA che merita ancora oggi di essere ricordata. Quando il risultato non è quello previsto La storia della scienza contiene molti esperimenti che hanno prodotto risultati contrari alle aspettative di chi li aveva concepiti. Michelson e Morley cercavano nel 1887 gli effetti del movimento della Terra attraverso l’etere. Non li trovarono. Quel risultato negativo contribuì, negli anni successivi, a modificare profondamente il modo di concepire spazio, tempo e propagazione della luce. La grandezza di quell’episodio non consiste nel fatto che Michelson e Morley avessero previsto correttamente il risultato. Consiste precisamente nel contrario: l’esperimento non disse ciò che la teoria dell’epoca si aspettava che dicesse. Il paragone naturalmente si ferma qui. Michelson-Morley e OPERA sono esperimenti diversi, condotti in epoche, contesti e con finalità completamente differenti. Ciò che li avvicina è soltanto una questione di metodo: che cosa accade quando un esperimento restituisce un risultato che la teoria accettata non prevedeva? Ed è qui che il caso OPERA diventa interessante anche indipendentemente dalla velocità dei neutrini. La questione non è stabilire oggi se Einstein avesse torto. Non è nemmeno sostenere che i neutrini del 2011 viaggiassero realmente più velocemente della luce. Le verifiche successive non lo hanno confermato. La questione è più semplice e forse più importante: come reagisce la scienza quando un esperimento sembra dire qualcosa che, secondo la teoria accettata, non dovrebbe poter dire? Scienza, istituzioni e dubbio La ricerca scientifica non avviene nel vuoto. Avviene nelle università, nei grandi laboratori, nelle collaborazioni internazionali. Richiede finanziamenti, reputazione, consenso, strutture organizzative e migliaia di decisioni umane. Questo non rende la scienza meno affidabile. Significa semplicemente che anche la scienza è un’attività umana. E proprio per questo è legittimo domandarsi se, davanti a un risultato eccezionalmente anomalo, il processo che porta dalla misura alla sua interpretazione possa essere considerato esclusivamente sperimentale o risenta inevitabilmente anche dell’ambiente scientifico nel quale quella misura viene discussa e valutata. Non è necessario supporre pressioni, imposizioni o complotti. Basta riconoscere che una misura non viene interpretata nel vuoto. Viene interpretata da esseri umani che conoscono le teorie esistenti e sanno perfettamente quali conseguenze avrebbe un risultato se fosse confermato. Nel caso OPERA le verifiche successive hanno fornito una risposta sperimentale: l’anomalia iniziale non è stata confermata e le nuove misure sono risultate compatibili con la velocità della luce. Questo chiude sostanzialmente la questione della velocità di quei neutrini. Non chiude però tutte le domande che la vicenda suggerisce. Come si valuta un risultato che contraddice una teoria consolidata? Quanto deve essere forte l’evidenza prima che un’anomalia venga considerata qualcosa di più di un possibile errore? E, all’opposto, quanto deve essere forte una teoria perché il primo sospetto, davanti a un risultato incompatibile, cada inevitabilmente sull’esperimento? Non esiste probabilmente una risposta semplice. Ma proprio questo rende il caso OPERA interessante ancora oggi. E soprattutto rimane una curiosità: perché una vicenda che per alcuni mesi aveva posto alla fisica una domanda straordinaria è ricordata oggi quasi esclusivamente per la risposta — “era un cavo” — e molto meno per la complessa sequenza di controlli, conferme provvisorie, problemi strumentali e verifiche indipendenti che condusse a quella risposta? Verificare ancora? Sono trascorsi quindici anni. Il caso OPERA non attende un nuovo esperimento per essere considerato scientificamente chiarito. Le verifiche furono effettuate già allora, anche da esperimenti indipendenti, e diedero risultati compatibili con il limite relativistico. Ma questo rende inutile ripetere oggi, con tecnologie di cronometria, geodesia e sincronizzazione ulteriormente migliorate, una misura analoga? La domanda può essere posta senza tentare di resuscitare una vecchia polemica. La riproducibilità non serve soltanto a risolvere controversie. Serve anche a sottoporre risultati acquisiti a strumenti, precisioni e condizioni sperimentali nuove. Una misura moderna che confermasse ancora una volta il limite relativistico aggiungerebbe una verifica indipendente a quelle già esistenti. Se emergesse invece qualche anomalia, avremmo imparato qualcosa di nuovo. In entrambi i casi la scienza avrebbe vinto. Ho recentemente riesaminato il caso OPERA in uno studio pubblicato sul Journal of Advances in Physics, Case Study: The Neutrinos That Challenged Einstein, DOI. Lo scopo di quel lavoro, come di queste righe, non è sostenere una teoria alternativa né attribuire responsabilità. Quindici anni dopo, il caso OPERA può essere guardato con maggiore distacco e lasciare spazio a una domanda diversa. Non se quei neutrini abbiano davvero superato la velocità della luce, ma che cosa siamo disposti a mettere in discussione quando un risultato sperimentale sembra contraddire ciò che consideriamo acquisito. L’esperimento? La teoria? O, almeno per il tempo necessario a verificare entrambi, le nostre certezze? *Independent Researcher, Almere, Paesi Bassi In foto, l’esperimento Opera nei Laboratori nazionali del Gran Sasso. Crediti: Infn L'articolo Quando i neutrini fecero tremare Einstein: le domande che il caso OPERA lascia alla scienza proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
I Preti contro il genocidio: “Il Vangelo non ci permette di restare in silenzio, la neutralità non è una scelta. Basta armi, si fermi Israele”
“Non possiamo restare in silenzio, è il Vangelo che ci chiede di agire. Altro che pace, a Gaza e in Cisgiordania si continua a morire, il genocidio non è finito. Per questo siamo tornati a marciare, per chiedere la pace. Basta con la vendita di armi e con la complicità dei nostri governi, fermino Israele“. Con una lunga marcia, dal Vaticano fino alla sede di Leonardo a Roma, tra canti e preghiere, il 22 settembre la rete internazionale dei “Preti contro il genocidio” è tornata a sfilare per le strade della Capitale, a un anno di distanza dalla sua nascita e del primo corteo, per una realtà che ora conta tra i suoi aderenti oltre 2.500 religiosi da oltre 60 Paesi, compresi tre cardinali e una trentina di vescovi. Circa duecento sono stati i sacerdoti e religiosi di varie congregazioni che si sono uniti al corteo, dopo un primo momento privato di preghiera, tra cartelli che invocavano le parole di Papa Leone XIV sulla “pace disarmata e disarmante” e l’immagine di una Madonna con un bambino scheletrico in braccio e la scritta “Christ dead in Gaza”, “Cristo è morto a Gaza”. Portando per le strade della Capitale un sudario con i nomi scritti a mano di 300 bambini uccisi dall’Idf e dai militari israeliani a Gaza e in Libano, dopo la proclamazione di quel “Cessate il fuoco“, in realtà mai realizzato. “Noi abbiamo deciso di metterci la faccia e i nostri corpi, con la nostra preghiera. La neutralità non è una scelta. Di fronte a un genocidio come quello commesso da Israele a Gaza, significherebbe giustificare l’oppressore. Vogliamo essere voce di chi non ha voce”, ha spiegato al Fattoquotidiano.it padre Pietro Rossini, portavoce della Rete dei “Preti contro il genocidio”. Se lo scorso anno la posizione della rete sembrava stridere con quella della Santa Sede, dopo che era stato lo stesso papa Leone XIV a prendere le distanza dalla parola ‘genocidio’, proprio mentre veniva utilizzata e confermata invece da una commissione indipendente Onu, secondo Rossini e la rete ci sono stati importanti segnali di svolta: “È vero che ancora non viene utilizzata la parola ‘genocidio’, ma se lo scorso anno si utilizzavano termini molto neutrali – parlando pure erroneamente di ‘guerra’ – di recente il Pontefice ha ricordato e condannato quanto avviene a Gaza. E la Santa Sede ha deciso di non aderire al Board of Peace, come noi auspicavamo e chiedevamo, dato che è soltanto un’operazione coloniale e commerciale”. E ancora: “Continuiamo a dire che le cose vanno chiamate con il loro nome, ‘genocidio’, perché altrimenti è il primo atto di complicità”. Eppure, la rete cerca di evitare polemiche: “La nostra è un’ottica sinodale. Rispettiamo le parole del Papa, della Santa Sede, che fanno un lavoro diplomatico straordinario. Così come lo fa il cardinale Pierbattista Pizzaballa, il patriarca di Gerusalemme, nel mezzo di una crisi, sta cercando di fare il possibile. Ma noi come preti, in Europa, sentiamo che non possiamo restare in silenzio”, aggiunge don Rito Maresca, un altro dei promotori della rete. “Si va più piano, più lentamente, in modo unitario. Ma si sa dove si vuole andare”, c’è chi avverte. Mentre padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano tra i volti più noti della rete, insieme a Nandino Capovilla, Tonio Dell’Olio e Alessandro Santoro, chiede più coraggio ai vertici della Chiesa: “Ci vorrà del tempo prima che il Vaticano, con le relazione internazionali che ha, si decida. Ma deve farlo, serve a stimolare le comunità cristiane”. Certo, non c’è più tempo, insiste: “Altro che Occidente cristiano, non ci sarà più nulla se non ci diamo da fare”. C’è chi è appena tornato dalla Cisgiordania, come lo stesso Maresca: “Il genocidio e la pulizia etnica continuano, anzi in West Bank sembrano quasi accelerate. Le comunità palestinesi, cristiane e musulmane, tutte ci hanno detto ‘Venite, guardate, ascoltate. E poi raccontate quello che vedete’. Noi abbiamo il compito di non reagire con la violenza, ma provare a portare un’altra narrazione, quella della resistenza, del Sumud, nel senso più bello del termine. Siamo qui in piazza per questo, purtroppo anche quest’anno”. C’è anche chi viene dalla Spagna, come padre Javier: “I politici europei non osano parlare del genocidio a Gaza, sono molto condizionati dall’appoggio degli Stati Uniti a Israele. Ma noi come sacerdoti crediamo che sia un dovere che nasce dal Vangelo”. Per questo, la richiesta è smettere con la complicità con Tel Aviv: “Bisogna tagliare i fondi al genocidio, boicottare e sanzionare Israele, isolarlo dal commercio internazionale. Così come è finito l’apartheid in Sudafrica con il boicottaggio, invitiamo il nostro esecutivo e gli altri governi a fare lo stesso”. “Il nostro nuovo governo in Gran Bretagna, sotto la guida di Andy Burnham, ha finalmente (insieme ad altri 11 Paesi, tra cui Francia, Spagna, Norvegia e Canada, ma non l’Italia, ndr) imposto restrizioni per bloccare il commercio legato agli insediamenti illegali. È un primo passo, ma non basta. Va sanzionato il governo”, spiega un sacerdote britannico. Ma l’appello è anche quello di cambiare rotta rispetto alla logica delle armi: “Quando il Papa parla di disarmo viene silenziato, non viene ascoltato. Continuare a investire sulle armi è un suicidio”, attacca monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia. “Dobbiamo dissentire rispetto all’idea della militarizzazione. Se il governo, il nostro, come altri in Europa, portano avanti questa strada bellicista, noi invece vogliamo portare avanti tanti piccoli disertori. Dovrebbe essere la guerra e la parola ‘militare’ a farci paura, non la diserzione”, rivendica pure padre Umberto. Non è un caso che la rete dei “Preti contro il genocidio, dopo diverse soste – compresa quella in via di Porta Angelica, sotto l’ambasciata della Palestina presso la Santa sede – abbia scelto di concludere il corteo di fronte alla sede di Leonardo: “Qui sono state fabbricate le armi con cui sono stati uccisi i 300 bambini, i cui nomi abbiamo scritto sul sudario”, ricorda padre Rossini. “Basta armi, basta foraggiare Paesi in guerra e chi commette crimini contro l’umanità”, rilanciano dalla rete. “Trump alle Nazioni Unite ha detto di aver realizzato la pace? Lui è un guerrafondaio, definirlo pacifista è un ossimoro”. Ma non è solo la politica o i governi a essere considerati responsabili. Attacca il vescovo di Manfredonia, Franco Moscone, di fronte alla sede di Leonardo: “La Corte penale internazionale dovrebbe spiccare mandati di cattura per chi siede nei cda delle aziende che fabbricano e vendono armi per le guerre”. L’auspicio è di non rivedersi più in piazza: “Vorrebbe dire che il genocidio è finito. Noi intanto continuiamo a resistere”. L'articolo I Preti contro il genocidio: “Il Vangelo non ci permette di restare in silenzio, la neutralità non è una scelta. Basta armi, si fermi Israele” proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
Eating garden weeds to survive in Russian-occupied city cut off from food and water
The BBC has spoken to residents in the Russian-occupied Ukrainian town of Oleshky who say they are being "constantly shelled".
BBC News
Dramatic eviction of woman aged 87 highlights Spain's housing shortage
The tenant of the flat in Madrid, Maricarmen, was unable to pay the rent set by the firm which recently bought it.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
China vs US: Who is winning the AI race, in four charts
The US dominates AI spending and computing power, but China is ahead in research and closing the gap on advanced models.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
UN funding cuts hit refugees at Cox’s Bazar settlement
Refugees living in Cox’s Bazar in Bangladesh are feeling the brunt of severe UN funding cuts.