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Israele, 'raid in Libano in risposta ad attacco su militari Idf'
'Hezbollah ha lanciato due droni contro i nostri soldati nella zona di sicurezza'
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Iran, attaccato un drone navale americano nello Stretto di Hormuz
L'annuncio delle Guardie Rivoluzionarie sulla tv di Stato Irib
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Serie A: Hermoso e Soulé, all'Olimpico la Roma ribalta l'Atalanta nel finale
Neroblù avanti al 47' con Ederson; all'89' e al 93' i gol per il primo posto giallorosso
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Calcio: Calò carica il Frosinone 'con il Venezia già punti salvezza'
Il centrocampista: 'Idee chiare e identità'. Alvini recupera Schmid
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
Corriere.it - Cronache
Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Guerra Ucraina, il vero nodo resta il Donbass. Ma l'avanzata russa è in stallo. Ecco la situazione sul campo
Prima dell'arrivo a Mosca di Steve Witkoff e Jared Kushner, il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov è stato chiaro. Qualsiasi proposta di pace degli inviati degli Stati Uniti...
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Tfr, quanto si accumula ogni anno e quanto si incassa a seconda dello stipendio: le simulazioni
Il Tfr cresce in silenzio, mese dopo mese, ma il suo valore diventa evidente soprattutto quando arriva il momento di lasciare il lavoro. Per chi guadagna 30 mila euro lordi all?anno, per...
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Roma, vogliono eliminare il nido di api ma fanno esplodere la casa: terrore a Pietralata
Doveva essere un normale intervento di rimozione di un nido d?api. Ma anziché portare via gli insetti dall'appartamento lo hanno fatto letteralmente esplodere. Momenti di paura...
ilmessaggero.it - roma
Roma, orrore tra le mura di casa: uomo violenta bimba di 9 anni, figlia della sua coinquilina
Ha sentito dei rumori sospetti provenire dalla stanza delle figliolette e quando ha aperto la porta per controllare, davanti a lei si è spalancato l?orrore: l?anziano, un 75enne...
Il Sole 24 ORE - Italia
Violenza sulle donne, la politica risponde all’appello all’unità del padre di Lorena Isceri
«Mia figlia è una brava ragazza, straordinaria, educata, studiosa e dedita allo studio e al lavoro. Aveva tanti sogni e progetti ma ora non li ha più». Franco Isceri usa...
Il Sole 24 ORE - Italia
Detenuti 41 bis in Sardegna, la Regione contro il Governo: «trattati come Cayenna d’Italia»
In Sardegna arrivano i detenuti sottoposti al trattamento del 41-bis e la Regione, per voce della presidente Alessandra Todde, attacca il Governo. «Con l’arrivo dei primi detenuti sottoposti al 41-bis...
Il Fatto Quotidiano
L’amore eterno che sfida la morte
Da un racconto apocrifo di Luc Dorsan. Mi sono sposato ieri a 30 anni, e 30 anni ha anche Claudine, la mia sposa. Le nozze sono state affrettate da me: avevo amato perdutamente già due volte, e già due volte avevo visto morirmi la promessa sposa. A 10 anni, Lea e io, vicini di casa e compagni inseparabili di gioco, ci eravamo fidanzati una sera durante un temporale. Atterriti dai tuoni, c’eravamo stretti sotto un pergolato, pieni di uno sgomento oscuro, di una tenerezza ineffabile. Passata la tempesta, dopo un lunghissimo silenzio appoggiò la sua fronte sulle mie labbra e sussurrò: “Io sono tua”. Piangemmo entrambi. Un mese dopo, Lea morì di difterite. Portai con me quel dolore e il suo ricordo dolcissimo fino a 20 anni, quando una sera d’estate, in uno stabilimento balneare, la rividi: viva, ventenne, ridente e impetuosa. Si chiamava Monica: non era la mia Lea, eppure era lei: lo stesso sguardo leale, la stessa voce argentina, lo stesso impercettibile crollare della testa nei momenti di intensa attenzione. Quando ci presentarono, fummo entrambi presi da un turbamento così visibile che le amiche le chiesero subito se non ci conoscessimo già. Ci fidanzammo durante una gita in barca: chiassosa, ardita, forte, remava a gara con me. 15 giorni dopo, Monica morì per una malattia improvvisa, come la piccola Lea. Per tentare di soffocare il nuovo, immenso dolore, intrapresi dei viaggi in giro per l’Europa. Ma non appena entrato nei 30 anni, pochi mesi fa, in un albergo svizzero ebbi una nuova, più profonda sorpresa. Lea, Monica, insomma la mia creatura irraggiungibile, era di nuovo davanti a me, trentenne come me, e questa volta si chiamava Claudine: era lei, ancora, raddolcita da una soavissima grazia un po’ pensosa che fondeva Lea e Monica e la faceva più bella, più cara che mai. Appena presentati, rimanemmo assorti in un silenzio così ostinato che i comuni amici credettero che fra di noi ci fosse un’antica antipatia. “Vorrei sposarla entro 15 giorni” dicevo l’indomani a sua madre. “Ma 15 giorni non bastano!” “Sono troppi invece. Vorrei fare il matrimonio questa settimana, se si potesse…”. La signora rise, ma io no. L’angoscia di questi giorni non saprei descriverla. Cresceva man mano che s’avvicinava la domenica delle nozze, diventò uno spasimo. Trovavo pretesti puerili per accertarmi, durante ogni giornata, che Claudine stesse bene, che non si fosse ammalata. Tutti finirono col burlarsi di me dicendo che l’amore mi aveva fatto ritornar collegiale. L’unica che non rideva era Claudine: pareva desiderosa anch’essa di essere certa che stessi bene. Dopo le nozze, appena le feci varcare in braccio la soglia nuziale, mi si strinse al collo piangendo di un pianto convulso che la scuoteva tutta: nel suo pianto c’era anche un riso, una gioia sussultante, sembrava impazzita. “Finalmente, finalmente, sei qui, sei vivo” diceva fra i singhiozzi. “Tu non immagini che strano incubo mi perseguiti da 20 anni e quello che ho sofferto in questi ultimi giorni. Ti amo da 20 anni, capisci, e due volte ti ho visto morire. Quando ero bambina, a 10 anni, il piccolo Roberto che era il mio grande amore mi giurò piangendo che sarebbe stato il mio sposo e morì poche settimane dopo. A 20 anni, improvvisamente, viaggiando per la Germania, lo rividi in un concorso ippico, a cavallo, pieno di forza e di bellezza. Era lui, il mio Roberto, cresciuto malgrado la morte, per ritornare a me. Si chiamava Giorgio, ma una voce misteriosa mi diceva che era lui, ancora lui. Ci fidanzammo, e morì due giorni prima delle nozze. Ma l’ho rivisto a 30 anni, poche settimane fa, ti ho rivisto, sei tu, il mio sposo, e questa volta la morte non ti ha colpito, questa volta nessuno ti toglierà più a me, amore mio.” L'articolo L’amore eterno che sfida la morte proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Parliamo di guerra, energia e clima come fossero problemi distinti. Ma sono tre facce della stessa crisi
Da anni ci raccontiamo che dobbiamo salvare il pianeta, decarbonizzare, ridurre i combustibili fossili, abbattere le emissioni, rendere l’economia sostenibile. Poi, contemporaneamente, combattiamo guerre che consumano quantità gigantesche di energia, distruggono infrastrutture, incendiano territori e richiedono, una volta terminati i combattimenti, enormi quantità di cemento, acciaio, carburante ed elettricità per ricostruire ciò che abbiamo appena distrutto. Il tutto in nome della democrazia (modello occidentale ovviamente). E non finisce qui. Abbiamo deciso di decurtare drasticamente la nostra dipendenza energetica dalla Russia. Una scelta geopolitica che ci dicono sia per difendere la democrazia e mettere in ginocchio il suo “nemico”. Ma il gas russo non è evaporato perché abbiamo deciso di non comprarlo più noi, ha semplicemente cambiato indirizzo. Impatto sulle finanze russe? Irrilevante. Noi però quel gas lo abbiamo sostituito con il metano liquido, e cioè gas che viene estratto con il fracking, liquefatto, caricato sulle navi, trasportato per migliaia di chilometri, rigassificato e infine immesso nelle nostre reti. È la fisica che si prende gioco della geopolitica. Una molecola di gas non diventa più ecologica perché arriva da un Paese amico. Abbiamo creato una situazione assurda in cui vogliamo contemporaneamente difendere la democrazia, decarbonizzare, liberarci dalla dipendenza energetica russa, mantenere competitiva la nostra industria e prepararci a una guerra di lunga durata. Tutto nello stesso momento. Come se politica, energia, industria, finanza, clima e sicurezza fossero compartimenti stagni. Non lo sono. Non lo sono mai stati! La guerra in Ucraina ce lo dimostra. Secondo l’Initiative on GHG Accounting of War, nei quattro anni dall’invasione russa le emissioni collegate al conflitto hanno raggiunto circa 311 milioni di tonnellate di CO₂. Non è un numero simbolico. È una quantità simile a quella che emette un grande Paese europeo. E il conteggio non riguarda soltanto il carburante bruciato dagli eserciti. Comprende gli incendi, la distruzione delle infrastrutture energetiche, gli spostamenti della popolazione, le deviazioni del traffico aereo. La stessa logica vale per Gaza. Uno studio pubblicato nel 2026 ha stimato in circa 33,2 milioni di tonnellate di CO₂ l’impronta climatica complessiva della guerra Israele-Gaza. Trentatré milioni di tonnellate per ottenere un territorio devastato. Il problema è che noi tendiamo a vedere la guerra come una parentesi. Inizia, si combatte, finisce. Poi arriva la pace. In realtà la guerra è una lunga catena industriale. Prima consumiamo energia per distruggere. Poi consumiamo energia per ricostruire. Nel frattempo, aumentano i prezzi, si spostano le rotte commerciali, cambiano le forniture, gravitano le spese militari e gli Stati accumulano debito. È difficile immaginare un modo più costoso di perseguire la sicurezza. E mentre facciamo tutto questo, il pianeta continua a riscaldarsi. Il 2026 ci offre un’altra istantanea dell’assurdità dei nostri comportamenti. El Niño quest’anno si è rafforzato e la Wmo ha indicato che è possibile che perduri almeno fino a febbraio 2027, con la possibilità che diventi uno degli episodi più intensi mai osservati. Naturalmente El Niño non è il cambiamento climatico. È un fenomeno naturale. Ma si manifesta oggi dentro un sistema climatico molto più caldo rispetto al passato. E questo cambia il contesto nel quale opera. Non significa che domani l’Europa verrà trasformata in un deserto. Significa che aumentano i rischi di eventi estremi, siccità, precipitazioni violente, ondate di calore e di stress sulle risorse idriche e agricole. E quando questi fenomeni diventano più frequenti, il problema smette rapidamente di essere soltanto ambientale e diventa economico. Un raccolto perso è inflazione. Un’infrastruttura distrutta è debito pubblico. Una siccità è una crisi energetica quando riduce la disponibilità idroelettrica. Un’ondata di calore è un problema sanitario. Un’alluvione è un problema assicurativo. Un incendio è un problema immobiliare. Una crisi alimentare diventa una questione geopolitica. Il clima non ha bisogno di dichiararci guerra. Gli basta aumentare il costo di quasi tutto. Ed è qui che la nostra costruzione mentale comincia a crollare. Perché continuiamo a parlare di guerra, energia e clima come se fossero tre problemi distinti. Non lo sono più. Sono tre facce della stessa crisi. Ed è questa crisi che va affrontata e bisogna farlo con l’obiettivo di garantire il bene comune. Siamo in grado di farlo? È quanto ci si domanda durante questa interminabile torrida estate. L'articolo Parliamo di guerra, energia e clima come fossero problemi distinti. Ma sono tre facce della stessa crisi proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
US envoys set for Ukraine talks after meeting Putin in Russia
Steve Witkoff and Jared Kushner left Moscow having "discussed substantive plans for next steps" with Putin, according to the White House.
BBC News
Majority Russian-speaking city in Ukraine considers language ban in the arts
Ukraine's third-biggest city Odesa decides this week whether to ban Russian-language content in music and literature in public.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Flames burst from Qantas plane engine after New Zealand takeoff
A terrifying moment unfolded aboard a Qantas flight from Queenstown to Sydney when flames erupted from its left engine.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Yemeni forces claim strategic district amid intensified Houthi clashes
More than 60 people, including civilians, killed as clashes between Yemeni forces and Houthis intensify in Taiz.