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Il rendimento annuo italiano guadagna 3,7 punti al 4,55%
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Lazio: Gattuso, andando avanti così possiamo levarci tante soddisfazioni
"La sosta così lunga è strana, non dobbiamo far abbassare il termometro"
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Lazio: 2-0 all'Arezzo 2-0 in amichevole, a segno Pinamonti e Diogo Leite
A Formello la squadra di Gattuso ha la meglio sui toscani, allenati da Cristian Bucchi
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
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Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Carburanti, Ip segue Eni: si allarga il tetto ai prezzi, coinvolti oltre 8mila distributori in Italia
Il tetto al prezzo dei carburanti non è più solo una scelta di Eni. Dopo l'intervento del gruppo (con gli sconti al via da oggi), anche Ip-Socar annuncia un tetto progressivo dei...
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Tetto ai prezzi dei carburanti, Tajani: «Abbiamo evitato una tassa. Così il sistema Paese si dimostra responsabile»
Ministro Tajani, oggi si tiene la riunione d'emergenza di Assopetroli. È possibile che altre società mettano il tetto al prezzo del carburante come ha fatto...
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Castel Gandolfo, ha un malore mentre va in canoa: 44enne muore annegato
Castel Gandolfo, tragedia al lago dei Castelli Romani nel tardo pomeriggio di ieri, è morto annegato un uomo di 44 anni, originario del foggiano, residente ad Albano, forse un malore mentre...
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«Blatte in cucina e lavoratori senza contratto», a Trastevere chiusa la storica ?Nannarella?. Multato anche ?Cencio alla parolaccia?
Le blatte in cucina, oltre a tracce di altri animali infestanti. E ancora: irregolarità sul piano della sicurezza e sul personale assunto. È quello che sabato sera gli agenti del...
Il Sole 24 ORE - Italia
Il peso del contante resta ancora forte: 235 miliardi nel 2025
Per arrivare a 223 miliardi di euro in contanti è bastato un anno. È il valore dei soli versamenti censiti nel 2025 dall’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia:...
Il Sole 24 ORE - Italia
Caro carburante, dopo Eni anche Ip fa scattare gli sconti. Ecco quanto si può risparmiare
Tra le due compagnie il ribasso arriva potenzialmente a raggiungere circa 8.500 punti vendita in Italia
Il Fatto Quotidiano
Figc commissariata? Il futuro di Malagò passa dal parere di quattro giuristi: ecco chi sono e perché possono “orientare” il voto del Coni
Il futuro di Giovanni Malagò e del calcio italiano è appeso all’ormai famoso caso del mancato tesseramento. E ad un parere, anzi quattro: tanti sono infatti gli eminenti “giuristi riconosciuti nel mondo sportivo” – come li ha definiti il presidente Buonfiglio – a cui il Coni si è rivolto per avere basi giuridiche su cui decidere se commissariare o meno la Figc. Il loro nome fin qui è rimasto avvolto in un alone di mistero: sono Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno, Alberto Angeletti. Il primo non ha bisogno di presentazioni: Scoca è un mostro sacro, uno dei maggiori esponenti italiani del diritto amministrativo del Novecento. Classe 1935, il nome da solo è una garanzia e proprio a ciò probabilmente serve la sua presenza. Coccia, che ha insegnato a Viterbo e adesso si dedica all’attività privata, si è costruito una carriera importante nel diritto sportivo, diventando uno degli arbitri più noti e rigorosi del Tas, il massimo tribunale sportivo internazionale. Conosce già il mondo della FederCalcio, di cui è stato vicecommissario dopo Calciopoli, nel 2006 con Pancalli, con delega alle riforme normative e alle questioni giuridiche. Gli altri invece sono due avvocati di “palazzo”: Medugno è uno degli storici legali di riferimento della Figc, patrocinandola in numerosi e complessi contenziosi sportivi e amministrativi, dunque uno dei più titolati a pronunciarsi sulla questione; discorso simile, soltanto in ambito Coni, per Angeletti. Si tratta insomma di quattro professionisti di storia e caratura differenti, ma di chiara esperienza. Ciò che scriveranno nel loro parere sarà determinante per orientare le decisioni della Giunta. La materia è molto delicata: come raccontato più volte, Malagò non era tesserato per la Figc al momento della sua candidatura e questo è un requisito obbligatorio per ricoprire qualsiasi carica. Si tratta quasi di un cavillo, però il tesseramento è anche uno dei principi fondamentali su cui si regge l’intero ordinamento sportivo. La questione è emersa a seguito del ricorso dell’avvocato Miele (che aveva provato a candidarsi senza averne i requisiti), ed è stata poi investigata dalla Procura generale, che ha respinto la difesa d’ufficio della FederCalcio trasmettendo gli atti al Coni per le opportune valutazioni. La giunta dovrà decidere se il mancato tesseramento costituisce una “grave violazione amministrativa” sufficiente al commissariamento, per cui spinge forte la politica e anche una parte dello stesso mondo del calcio che ha già rigettato Malagò. La responsabilità che incombe sulla giunta è pesante. Anche per questo il presidente Buonfiglio si è mosso con la massima prudenza possibile, chiedendo un parere legale di indiscutibile spessore (anche se forse soltanto quello del Collegio di garanzia avrebbe avuto il sigillo della incontestabilità, visto che lì finirebbe il contenzioso, ma non è stato possibile proprio perché l’organo deve già pronunciarsi sul ricorso di Miele). Nelle intenzioni, il documento firmato dai giuristi dovrebbe servire a sgombrare i dubbi: se Coni e governo non sembrano averne più (la strada del commissariamento è tracciata), un po’ diverso è per i vari membri di giunta, dove la conta è già cominciata. Qui Malagò può contare soltanto su tre fedelissimi: il vicepresidente Massimo Di Paola (n.1 dell’equitazione) e Laura Lunetta (danza), che a loro volta rischiano il commissariamento per gli scandali che hanno travolto le loro Federazioni e che Malagò ha difeso più volte; e ovviamente la pupilla Federica Pellegrini (anche se da membro Cio deve stare attenta ai comportamenti istituzionali). Poi ci sarebbe l’altra vicepresidente Diana Bianchedi, che però non si sa ancora se potrà votare o anche solo presenziare, essendo fresca di nomina a capodelegazione proprio della FederCalcio (sarebbe un conflitto di interessi clamoroso, ancora si attende il parere dell’Anac). Lo stesso problema potrebbe porsi però anche per Elisabet Spina, rappresentante dei tecnici, che è tesserata del Milan (è responsabile del settore femminile), società calcistica indirettamente toccata dalla questione. Sembrano scontati invece i voti pro-commissariamento di Juri Morico (presidente Opes, ente legato a Fratelli d’Italia), del rappresentante territoriale Marco Riva (vicino al ministro Giorgetti), e di Tania Cagnotto (il nuoto del “nemico” Barelli); gli altri si possono facilmente pescare tra dirigenti e atleti. Qualcuno potrebbe rifugiarsi nell’astensione, tentazione che serpeggia fra gli indecisi: pur non essendo necessariamente a favore di Malagò, temono di finire impelagati in un contenzioso (il ricorso è scontato, si finirà al Tar e al Consiglio di Stato), e di dover rispondere della loro decisione. Ma lo stesso rischio potrebbe porsi anche al contrario, se l’ente pubblico non si assumesse una responsabilità che è tenuto a prendersi. È stato agitato lo spauracchio del possibile commissariamento del Coni, in caso di mancato commissariamento della Figc, ma lo scenario appare poco probabile: per il governo sarebbe un provvedimento troppo invasivo e impopolare, a maggior ragione sotto elezioni. Servono 7 sì per commissariare la Figc. Anche per questo i pareri dei saggi saranno decisivi. X: @lVendemiale L'articolo Figc commissariata? Il futuro di Malagò passa dal parere di quattro giuristi: ecco chi sono e perché possono “orientare” il voto del Coni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Il brevetto della bomba atomica? Ecco quanto guadagnarono i “ragazzi di via Panisperna” (che fecero causa al governo Usa)
Anche quest’anno il 6 e il 9 agosto, giorni rispettivamente dell’utilizzo in guerra della prima e seconda bomba atomica, sganciate dagli USA il 6 sulla città giapponese di Hiroshima e il 9 sulla città giapponese di Nagasaki, sono passati senza che nessuno raccontasse la storia di chi con l’uso della bomba atomica ha intascato un bel pacco di quattrini in diritti d’autore, più esattamente in diritti di brevetto. Brevetto numero 324458 per rallentare i neutroni, registrato il 26 ottobre 1935 a Roma presso lo Studio Laboccetta, ed esteso poi ad altri Paesi: la storia della bomba A, cioè atomica, nonché quindi delle bombe H all’idrogeno e delle bombe N a neutroni, comincia da quel brevetto, la cui storia è davvero avventurosa oltre che lunga. Registrato a nome di Enrico Fermi, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo, Franco Rasetti ed Emilio Segrè, i più attivi tra i “ragazzi di via Panisperna”, come vennero chiamati una volta famosi perché in quella via, all’attuale numero civico 89, c’era l’Istituto di Fisica dell’Università, dove Fermi all’età di soli 27 anni s’era guadagnato la cattedra di fisica teorica. Dell’istituto oggi in quella strada e a quel numero si è persa anche la memoria. Poiché la loro scoperta brevettata aveva permesso agli Stati Uniti di costruire le prime bombe atomiche e di usarle vittoriosamente contro i giapponesi nella Seconda guerra mondiale, i “ragazzi” intentarono causa al governo Usa per vedersi riconoscere dei diritti, e di conseguenza dei quattrini. La causa durò anni, in piena guerra fredda con l’Unione Sovietica, si concluse nel 1953 e fruttò agli ex di via Panisperna la bella cifra di 400.000 dollari dell’epoca: pari a circa 15-20 milioni di euro di oggi. Depositato il brevetto, l’accordo prevedeva che gli eventuali guadagni sarebbero stati anche suddivisi con il chimico del gruppo, Oscar D’Agostino, e con il professor Giulio Cesare Trabacchi, che aveva prestato il grammo di radio utilizzato dai “ragazzi” per i loro esperimenti coronati dal successo. Per quanto possa apparire incredibile, il momento clou fu quando nell’acqua della fontanella con i pesci rossi del cortile dell’istituto di via Panisperna quei giovanissimi geni immersero il grammo di radio, che emette neutroni, e un piccolo cilindro d’argento: ebbero infatti la conferma che l’idrogeno, costituente dell’acqua insieme con l’ossigeno, rallenta significativamente i neutroni, particolare questo alla base sia delle centrali atomiche, che producono corrente elettrica, sia della reazione a catena che fa esplodere gli ordigni nucleari A, H ed N. “Ma mi spaventate i pesci…”, protestò l’ignaro custode dell’istituto. Parentesi. Specifichiamo che la bomba A, detta a fissione, cioè a frantumazione, è quella che esplode perché mettendo assieme una massa critica, tra i 15 e i 25 chili, di uranio 235, molto più instabile dell’uranio 238, i suoi atomi si frantumano liberando un’enorme quantità di energia: provocando così l’apocalittica esplosione della bomba, oltre a radiazioni mortali e durature. La bomba H, detta anche bomba all’idrogeno, da cui il nome H, contrariamente alla A è detta a fusione ed è ancora più potente perché usa una bomba A come innesco. Esplodendo, la A con la sua temperatura di qualche milione di gradi provoca la fusione degli atomi di idrogeno, contenuto sotto forma di pochi chili del suo isotopo pesante deuterio, scatenando un’esplosione molto più potente di quella delle A, oltre a radiazioni ancora più letali e durature. La bomba N, detta anche bomba a neutroni da cui il nome N, è una bomba H più piccola priva del rivestimento esterno che assorbe i neutroni. Oltre all’esplosione, si scatena una terribile ondata di neutroni che uccidono esseri viventi anche penetrando facilmente corazze di carri armati o di cemento. La N ha il vantaggio di una radiazione letale molto più breve, motivo per cui permette il riutilizzo da parte del vincitore delle infrastrutture e immobili del Paese sconfitto. L’inventore sia della H che della N è il fisico statunitense ebreo Edward Teller. Non essendo state usate, almeno per ora, in guerra ed essendo comunque Teller passato a miglior vita, il loro inventore a differenza di Fermi&C non ha fatto causa al governo USA e non ha quindi incassato neppure un dollaro. Inoltre il suo piano di difesa dai missili eventualmente lanciati dall’allora Unione Sovietica, piano detto Scudo Spaziale o anche Guerre Stellari, è rimasto sulla carta, il governo USA ha infine deciso di non adottarlo. Il piano prevedeva il lancio di navette spaziali con a bordo un’atomica ciascuna e rivestite di barre di rame speciale, navette che, fatte esplodere al momento opportuno, sprigionavano ognuna una quantità enorme di laser a raggi X tale da distruggere anche a migliaia di chilometri di distanza eventuali missili sovietici dotati di ordigni. Chiusa la parentesi. Una volta esteso il brevetto anche all’estero, un italiano emigrato negli Usa ed ex allievo di Fermi, Gabriello Giannini, in cambio di una quota degli eventuali proventi si offrì di cercare industrie interessate allo sfruttamento del brevetto, cioè all’utilizzo della possibilità di rallentare i neutroni, e una società olandese, la Philips, anticipò le spese. Giannini si diede molto da fare, ma non combinò nulla. L’unico utilizzo fu quello del primo piccolo reattore atomico che riuscì a ottenere una reazione a catena controllata grazie soprattutto al lavoro di Fermi, emigrato negli Usa con la moglie ebrea a causa delle leggi razziali imposte dal fascismo. Il reattore faceva parte del gigantesco “progetto Manhattan” approvato dal governo Usa per produrre le prime bombe atomiche. E alla base di tale produzione c’era il brevetto numero 324458, registrato il 26 ottobre 1935 a Roma presso lo Studio Laboccetta. Un bel giorno, a guerra finita, il parlamento americano approva la legge che riconosce il diritto al risarcimento per i cittadini titolari di invenzioni espropriate dal governo per utilizzarle liberamente in guerra. Oltretutto, tra i fisici al lavoro per la bomba atomica Usa c’era anche Segrè, a Los Alamos, nel cui deserto verrà fatto esplodere in via sperimentale il primo ordigno A. E c’è Pontecorvo che ha contribuito dal Canada e dall’Inghilterra. Approvata la legge, Giannini chiede allo Stato americano 10 milioni di dollari come “giusto compenso”. Inutile il tentativo del governo Usa di sollevare il conflitto d’interessi nei confronti di Fermi perché membro anche del Comitato Consultivo della Commissione Atomica Statunitense. E’ infatti semplicemente ridicolo affermare che può avere spinto per la realizzazione dell’atomica per il proprio lucro personale. Alla fine il governo pagherà come “giusto compenso” per l’esproprio 400.000 dollari. Da dividere con una persona in meno: Pontecorvo infatti nel ’50 è scomparso, emigrato clandestinamente in Unione Sovietica per evitare ci fosse uno Stato col monopolio delle bombe atomiche, che avrebbe potuto così ricattare non solo Mosca, ma il mondo intero. Era scomparso già nel ‘38, forse suicida o forse in un convento, anche Ettore Majorana, il più geniale tra tutti i ragazzi di via Panisperna, ma assolutamente non interessato a guadagni né a onori di sorta dato il suo carattere molto chiuso e un po’ asociale, tant’è che non volle figurare tra i titolari dello storico brevetto. Risultato: “Detratte le spese, comprese quelle degli avvocati, ognuno di noi ricevette 24.000 dollari”, ha precisato a suo tempo Segrè. Cifra equivalente a qualche centinaio di migliaia di euro oggi. L'articolo Il brevetto della bomba atomica? Ecco quanto guadagnarono i “ragazzi di via Panisperna” (che fecero causa al governo Usa) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Pope says 'scourge' of abuse must be rooted out as he visits Lourdes
Pope Leo spoke to bishops before leading a service attended by thousands of worshippers in France.
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Virat Kohli passes 15,000 ODI runs as India beat West Indies
Kohli remained not out on 139 off 88 balls as the hosts romped to an eight-wicket win in their first ODI of the series.
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‘Still a lockdown’: Deadly floods hit Nepal tourism as peak season begins
As Himalayan nation recovers from devastating floods, a million people dependent on tourism struggle to make ends meet.