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'La Fiat Croma è l'ultimo luogo che hanno condiviso'
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A Roma in mostra le opere dell'artista romeno Mircea Cantor
Fino al 27 settembre a Palazzo Altemps "Costellazioni dell'antico"
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'Solo un Sì', campagna della Regione Lazio sulla donazione di organi e tessuti
La proposta di Rocca, 'fare in modo che anche nelle farmacie si possa dare il consenso'
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Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
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Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Caldo estremo, come sopravvivere: alcol (poco), aria condizionata, docce, notti tropicali, crema solare, i 10 consigli
Con le estati sempre più calde e le ondate di calore sempre più diffuse, proteggersi dalle alte temperature non è più soltanto una questione di comfort, ma di salute....
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Temporali in arrivo, ecco dove e quando. E con il caldo dall'Africa rischio piogge intense con discesa temperature
Saranno giorni difficili, con l'anticiclone africano che non lascerà l'Italia fino a fine settimana e risparmierà, forse, solo l'arco alpino. E proprio la grande...
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Khat, la "droga dei faraoni" fabbricata con foglie e germogli: gli effetti psicoattivi e i pericoli
I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, operanti presso lo scalo aeroportuale Leonardo da Vinci di Fiumicino, hanno portato a termine un ingente sequestro di sostanze...
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Roma, figli costretti a mangiare vegano: papà rischia 5 anni. «Regole rigidissime, in casa clima di terrore»
Docce gelate, pasti saltati, ore di silenzio assoluto e, soprattutto, un regime di dieta ferreo, vegano, imposto a tutta la famiglia, senza possibilità di eccezioni: quando a casa...
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Linee guida uniche comunitarie, oggi il report a von der Leyen
È attesa oggi, lunedì 13 luglio, la presentazione alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen della relazione del panel di esperti incaricati di contribuire allo sviluppo di un...
Il Sole 24 ORE - Italia
Due livelli di protezione in Europa con il Dsa: sanzioni e indennizzi
Il Digital Services Act affida un ruolo alle autorità ma anche ai singoli
Il Fatto Quotidiano
I libri di Antonio Padellaro e Daniela Ranieri: più diversi che mai, ma qualcosa li accomuna
Antonio Padellaro e Daniela Ranieri hanno scritto due libri molto diversi che – vogliamo dirlo? – più diversi non potrebbero essere. Nel primo (Quando eravamo felici, Piemme) Padellaro s’abbandona a “un flusso di ricordi”, a un dialogo toccante con l’amore della sua vita, e nello stesso tempo, mentre ricostruisce l’autobiografia della famiglia, racconta la biografia della nazione confrontando le passioni del passato con la “bruttezza dei nostri tempi”. Daniela Ranieri (Ma come parli?!, PaperFirst) scrive invece “un manuale” – preziosissimo – “di resistenza al linguaggio dei politici” e mostra che “la retorica, arte nata nella polis greca, è diventata un’abilità che non serve a convincere, ma a manipolare chi ascolta”. Libri diversi, dunque. Eppure, leggendoli avverti che qualcosa li accomuna. L’amore per la verità, anzitutto; un certo stile; lo smascheramento di realtà nascoste (non solo dietro il linguaggio); il confronto spietato tra ieri e oggi. Padellaro ricorda gli anni Sessanta: in quel tempo – scrive – “la politica è una cosa seria. Rappresenta l’approdo prestigioso per i cosiddetti ‘migliori’… Le regole del successo non prevedevano l’uso dei mezzi d’informazione… era la politica del saper tacere… del non lasciare trasparire nulla delle proprie emozioni e intenzioni. Non esisteva cura dell’immagine…vigeva la regola del fare piuttosto che dell’apparire” (pp.77-78). Ranieri è sulla stessa linea: i politici del passato avevano un altro stile, un altro modo di dire e di essere: “Il modo di parlare di un Marco Minghetti… riconosciuto come il più abile oratore dei suoi tempi… non è certo assimilabile a quello di un Renzi o di una Meloni… la pseudo-democrazia attuale vive di parole… di post sui social media… i politici devono essere sempre più bravi nel sembrare quello che non sono” (pp. 9-10). Hanno scritto libri diversi Padellaro e Ranieri, ma con molti punti in comune. Ranieri si chiede da dove derivi la decadenza del nostro Paese e perché oggi i politici parlino così male, rispetto a quelli della Prima Repubblica. (p. 19). Padellaro sembra risponderle: i politici e i membri della classe dirigente di un tempo avevano un’altra tempra: “Zio Antonio conosceva bene Enrico Mattei e ne ammirava lo straordinario ingegno” (p. 67), poi il suo aereo precipitò e si provò che fu “dolosamente abbattuto” (“Malasorte pi iddu, mala sorte per noi”, dissero a Gagliano in Sicilia): “Possiamo dire che quell’epoca di grande vitalità, la forza propulsiva fatta di volontà, passione, ingegno – scrive –, cominciò a esaurirsi con la morte di Mattei” (pp. 69-70). Mi fermo qui. Al lettore cogliere altri aspetti che legano libri così diversi. Dico invece della specificità di Quando eravamo felici, e Ma come parli?! che nel titolo riprende la battuta di Moretti. Padellaro. Sua moglie è gravemente malata e lui le promette di scrivere un libro coi loro ricordi: “Devi pubblicarlo assolutamente” gli dice “e lo ascolta, lo corregge, lo sprona”. E così inizia un racconto in cui c’è la Versilia degli anni Sessanta, la casa di villeggiatura, gli zii, le cugine, il padre autorevole e severo (“‘Guai a te se piangi!’, mio padre s’arrabbiava se per qualche motivo una lacrima mi scivolava sulle guance” p. 57); un libro tra il privato e il pubblico, sull’Italia del miracolo economico, dei democristiani e dei socialisti (“A zio Nazzareno, nella sua versione democristiana, si deve l’idea di una trasmissione televisiva per alfabetizzare milioni d’italiani… Si chiamerà Non è mai troppo tardi e… sarà motivo di orgoglio per il servizio pubblico. E per la nostra famiglia” (p. 43). Padellaro non nasconde nulla, né i rapporti della famiglia col fascismo – soprattutto con Bottai -, né la poca voglia di studiare nei primi anni di liceo (c’era il ciclismo da seguire e al sedicenne Antonio sembrava tempo perso dedicarsi al latino) e parla del lungomare, dei primi corteggiamenti, nell’età in cui in politica si facevano le grandi riforme, la felicità sembrava un diritto, e la politica conservava ancora il sapore di un destino collettivo. Bel libro questo di Padellaro, dove incontri Boll, Auster, Verga, Maraini, McEwan, Rossellini, Didion, Rèpaci… ma parte dominante è l’amore per la moglie che, ammalata, avvertendo il declino, dice: “Raccontali a me i tuoi ricordi belli. Ma ti prego, amore, fai presto” (p. 13). Di questa parte intima e struggente di Quando eravamo felici non dico nulla – se non che è intensa e bella e toccante – per non rovinare il piacere di scoprirla. Dico invece del testo di Ranieri, Ma come Parli?!, che analizzando il linguaggio di Meloni, Renzi, Salvini, Schlein, Conte… li mette a nudo: Vannacci? “In realtà, al di là dei suoi proclami ‘rivoluzionari’ è un darwinista sociale” (p. 88); Meloni? “Da dove viene la frase I centri in Albania fun-zio-ne-ran-no!”? Da Cicerone -spiega- è l’epanalessi, la ripetizione enfatica di una frase per creare tensione emozionale.”! E’ tutto così questo bel libro: descrizione, analisi, spiegazione (non senza ironia, quando il tema consente): l’obiettivo però è profondo: “Le ambiguità della Schlein – scrive – si riflettono sul suo linguaggio, ma (e perché) sono anzitutto ambiguità politiche”, p. 254: “Ranieri indaga le figure retoriche, i tic verbali, i luoghi comuni della classe politica (“metterci la faccia”, “a 360 gradi”, “il punto di caduta”… senza dimenticare “‘nella misura in cui’, tipica del sinistrese anni Sessanta e Settanta” (pp. 18-19). Perché i politici parlano così? Per molte ragioni, non ultima (vedi il Make America great again, di Trump) per costruire una propaganda che condiziona l’opinione pubblica. Dice bene Ranieri: “Smontare gli ingranaggi di cui si avvale il potere per funzionare è un atto di resistenza e ribellione; in definitiva, di democrazia.” Libro lucido e brillante Ma come Parli?!, è stato un piacere leggerlo negli stessi giorni in cui leggevo Quando eravamo felici. Quale pagina di Ranieri mi è piaciuta di più? Questa: “Se si dovesse stabilire, sulle basi della distinzione tra retorica sofistica e retorica socratica, se un politico come Renzi sia più seduttivo-gorgiano o maieutico-socratico, ebbene si dovrà dire che egli è gorgiano… Non gli interessa provare che coi suoi metodi si arriverà al bene comune, ma illudere che sarà così” (p. 65). Ecco, come il libro di Padellaro, anche questo di Ranieri è intriso d’intelligenza e cultura: due occasioni per leggere e riflettere e tenere acceso il cervello in questa torrida estate. L'articolo I libri di Antonio Padellaro e Daniela Ranieri: più diversi che mai, ma qualcosa li accomuna proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Picierno contro Schlein e Conte su La7: “Mi ricordano Rutte e Trump”. E chiama per 7 volte “campo Lavrov” l’alleanza Pd-M5s-Avs
“Vedo un Rutte testardamente unitario rispetto a Trump, mi ricorda molto la dinamica tra Schlein e Conte“. È una delle bordate che l’europarlamentare Pina Picierno rifila contro la leadership del centrosinistra durante il suo intervento a Omnibus, su La7, dove in un crescendo rossiniano ha riservato scudisciate assortite al campo progressista, chiamato per ben 7 volte “campo Lavrov”, con riferimento al ministro degli Esteri della Federazione Russa. Picierno, che ha lasciato il Pd dopo un lungo scontro con la linea di Elly Schlein (linea definita “ossessivamente unitaria con quella di Conte”) torna ad attaccare frontalmente Pd, M5s e Avs, accusandoli di ambiguità sulla politica estera e sul sostegno all’Ucraina. Il bersaglio immediato è un’intervista rilasciata oggi a Repubblica dal vicepresidente del M5s Stefano Patuanelli, il quale ha ribadito che il Movimento “non è assolutamente pro Putin” e che puntare sugli armamenti non possa essere l’unica strategia. L’ex ministro ha criticato duramente il riarmo europeo, chiedendo che l’Europa porti Putin e Zelensky al tavolo negoziale e affermando che immaginare una vittoria militare di Kiev sarebbe irrealistico, perché Mosca potrebbe arrivare a usare l’arma nucleare. “Leggendo quello che dice stamattina Patuanelli su Repubblica, c’è da mettersi le mani nei capelli – afferma Picierno – Da Pd, M5s e Avs mi sarei aspettata un’alternativa coerentemente democratica ed europeista e invece purtroppo, come abbiamo ascoltato dalle parole non soltanto false ma anche pericolose di Conte, non è assolutamente così». L’affondo più duro è rivolto al leader del M5s, ma coinvolge direttamente anche la segretaria del Pd: “Il problema non è tanto il putinismo di Conte, che conosciamo bene, ma la mancanza di reazione da parte di Elly Schlein che ancora una volta si finge morta“. La vicepresidente dell’Europarlamento rincara poi la dose, riproponendo la solita espressione di matrice renziana “populismo con la pochette di Giuseppe Conte” e ribadendo che “il campo Lavrov” non è il centrosinistra: “Ma dov’è il centro? Ci deve essere una discontinuità rispetto ai leader Schlein e Conte. Se ci fosse, che ne so, un Gabrielli o una Silvia Salis candidati premier, io non avrei problemi a discutere con loro”. La critica si estende all’intero progetto dell’alleanza tra Pd, M5S e Avs: “Cosa tiene insieme oggi il “campo Lavrov”? Solo ambiguità, non c’è un programma, non c’è uno straccio di idea”. Infine, Picierno indica quelli che considera i nodi irrisolti della coalizione: “Questo “campo Lavrov” non è in grado di essere chiaro sui temi che sono fondamentali del nostro tempo: l’europeismo, la difesa del mondo libero, l’idea che i confini non si possano modificare con i carri armati, il rispetto del diritto internazionale, la difesa delle democrazie liberali contro regimi e oppressori di ogni tipo”. L'articolo Picierno contro Schlein e Conte su La7: “Mi ricordano Rutte e Trump”. E chiama per 7 volte “campo Lavrov” l’alleanza Pd-M5s-Avs proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
Russian anti-war politician Boris Nadezhdin detained by police
Boris Nadezhdin attempted to run against Vladimir Putin at the 2024 presidential election, but was prevented from doing so.
BBC News
German court convicts Iraqi couple of enslaving Yazidi girls
The pair, named only as Twana H.S. and Asia R. A., left Germany for Iraq in 2015 and became members of the Islamic State group.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Bangkok pub fire kills 27, wounds dozens: What we know
The blaze – one of Thailand’s worst in recent history – also injured more than 70 people, many of them critically.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
EU unveils $1bn fund for Gaza war recovery
The scheme falls critically short of the $71bn reportedly needed for Gaza's recovery over the next 10 years.