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Lo spread tra Btp e Bund chiude in calo a 74,5 punti base
Il rendimento del decennale italiano scende al 3,84%
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Roma, sabato e domenica nuovo open day per carta d'identità elettronica
Obbligatorio l'appuntamento su prenotazione dalle ore 9 di venerdì 15 maggio
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
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Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Mascherine, distanza di 2 metri e niente mezzi per l'hantavirus: le nuove regole e chi sono i contatti a rischio
Quarantena fiduciaria per sei settimane in una stanza propria e con distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, ma con la possibile uscire per preservare la salute mentale indossando...
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Ilaria Capua: «Hantavirus poco contagioso. Il mio livello di preoccupazione? Siamo vicinissimi al rischio zero»
«Il mio livello di preoccupazione è molto vicino allo zero». A parlare è la professoressa Ilaria Capua, senior fellow alla Johns Hopkins University di Bologna e direttore...
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Maltempo Roma, quando finisce la pioggia? Perturbazioni e temperature in calo sulla Capitale: le previsioni
Roma si prepara a un brusco cambio di scenario meteo dopo le giornate più miti delle ultime settimane. Pioggia, vento e temperature in calo accompagneranno la Capitale tra oggi e domani,...
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Stupro di Capodanno a Roma, Patrizio Ranieri condannato in appello a 6 anni e mezzo: riconosciuto il reato di violenza sessuale di gruppo
Sale a sei anni e mezzo, dai 5 anni e sei mesi del primo grado, la condanna per Patrizio Ranieri, coinvolto nel processo per lo stupro di una ragazza di 16 anni avvenuto a Roma, nel quartiere...
Il Sole 24 ORE - Italia
Consob, Federico Freni si chiama fuori dalla corsa per la presidenza
«Sono decisioni sue che rispetto, io sono contento così almeno rimane a lavorare con noi» dice il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti
Il Sole 24 ORE - Italia
Pensioni, allo studio proroga dell’isopensione dopo il 2026 e l’estensione dei canali di uscita
Il governo sta valutando l’ampliamento della durata dell’isopensione a 7 anni, al momento garantita fino al 2026, oltre l’anno in corso. Inoltre è allo studio un intervento per ampliare le...
Il Fatto Quotidiano
Ecco quel che mi confidò nei nostri incontri Diego Marmo, il pm che chiese la condanna di Enzo Tortora
Ci incontravamo. Ero di casa. Prima l’acqua e poi il caffè. C’era un breve preliminare: commentare la partita del Napoli. È primavera 2025, il profumo nell’aria è quello del quarto scudetto degli azzurri. A spizzichi e bocconi cominciava il racconto intervallato da rimandi, anticipazioni e salti temporali. All’inizio sono state parole pesate, accompagnate da un atteggiamento guardingo. Sembrava il resoconto di un verbale da trasmettere agli uffici della Procura della Repubblica. Termini tignosi, dettagli in punta di diritto, citazioni di articoli e relativi commi sparsi, soprattutto il tratteggio temporale e il contesto giurisprudenziale entro il quale si snodano i fatti. Ascolto, prendo appunti e registro. Pongo domande chiarificatrici quando è necessario. Pochi anni – tanto è durato il processo di primo grado – un puzzle complesso che forse solo oggi, a distanza di oltre 40 anni, è possibile ricomporre, mettere a fuoco, intravederne i contorni e leggerne la vera filigrana, senza revisionismo o peggio omissioni. Smontare la gabbia dei ponteggi del pregiudizio, lo stigma che nel tempo è divenuto infamia. Spiegare i fatti, raccontare la verità nel rispetto delle persone e della dolorosa vicenda umana. Il libro andava fatto, scriverlo per collocare gli avvenimenti specialmente le alchimie nascoste, far riflettere sugli accadimenti e sul contesto. Fondamentali i suoi ricordi, arguti spunti da approfondire, vagliare e metterli nel giusto ordine. Non doveva essere la stesura di un libro bianco, un contro dossier o peggio una riscrittura della storia di quella inchiesta e di quel processo. Nulla di tutto questo. Con ferma lucidità guardandomi con i suoi occhi azzurri ribadiva: “Agii in onestà e in perfetta buona fede. C’è in me rammarico e tormento. Il mio lavoro da servitore dello Stato si svolse dopo e sulla base degli elementi raccolti. Mi convinsi che Enzo Tortora fosse colpevole. La mia richiesta di condanna venne accolta dal tribunale”. Me lo confidò nei tanti nostri incontri Diego Marmo, scomparso domenica 3 maggio 2026, all’età di 88 anni. Ci confrontiamo per la stesura di quel libro che non sono riuscito a pubblicare forse per mancanza di coraggio. Quel venerdì 17 giugno 1983 scattò il primo maxi blitz anticamorra della storia d’Italia che impegnò circa ottomila tra carabinieri e agenti di polizia, un terremoto giudiziario senza precedenti. Grandi numeri: 400 arresti mentre altri 337 si trovavano già in carcere. Un blitz nato sulla base di un rapporto investigativo di 3800 pagine trasmesso ai sostituti Lucio Di Pietro e Felice Di Persia che firmarono 850 ordini di cattura contro la Nco del boss Raffaele Cutolo. Tra i fermati Enzo Tortora, il popolare giornalista e conduttore della trasmissione Portobello. Alla luce degli elementi raccolti, non si poteva fare diversamente. L’arresto era obbligatorio, non esistevano i domiciliari. Si applicava il vecchio codice penale antecedente il 1989. Qualche settimana prima in manette finirono i primi 263 affiliati alla Nco di Cutolo. C’erano i racconti dei primi collaboratori di giustizia o dissociati. Non esistevano linee guida di gestione, nessuna normativa di riferimento, neppure protocolli di protezione e di detenzione per chi decideva di passare dalla parte dello Stato. Pochi mesi e dell’istruttoria di partenza con 1040 indiziati di reato saranno rinviati a giudizio dai giudici Raffaele De Lucia, Giorgio Fontana e Angelo Spirito 630 imputati e tra loro c’è anche Tortora. L’allora capo della Procura di Napoli Francesco Cedrangolo decide di punto in bianco di spezzettare il processo, cosa che molti anni dopo non accadrà ad esempio con il maxiprocesso di Palermo. Ecco che entra in scena Diego Marmo, gli fu affidato il primo dei tre tronconi dove tra gli imputati c’era Enzo Tortora, all’esito di quel processo fu condannato in primo grado a dieci anni di reclusione dal tribunale di Napoli per associazione a delinquere di stampo camorristico e traffico di stupefacenti, sentenza poi cancellata in Appello e in Cassazione. Le accuse risultano false, pentiti e appartenenti alla criminalità organizzata – e chi per loro – costruirono un raffinato castello di fandonie. Nei decenni sul banco degli imputati è rimasto solo Marmo e negli anni e fino alla fine dei suoi giorni i dubbi lo tormentarono. Il clamoroso arresto di Tortora esplose come una bomba nel cuore della stessa inchiesta che potenzialmente minacciava di scardinare il patto tra politica, servizi segreti e camorra dopo i fatti del rapimento e liberazione dell’assessore Dc Ciro Cirillo. Il ‘caso Tortora’ ebbe l’effetto di far implodere l’inchiesta, minarla nel suo interno, delegittimare i magistrati di fronte a un caso clamoroso di ingiustizia e azzerare le inchieste sui livelli alti di compromissione dei vertici della politica nazionale. Sembra un canovaccio costruito a tavolino. Insomma, non fu casuale l’affidare quel primo troncone di un processo al sanguigno ed ex sbirro Marmo – era stato commissario di polizia prima di vincere il concorso in magistratura – avrebbe garantito una sicura richiesta di condanna per il presentatore alla luce del materiale probatorio raccolto dagli investigatori, principalmente in una caserma ribattezzata ‘l’albergo dei pentiti’ e confezionato dall’ufficio istruzione di Castelcapuano. Il depistaggio sulla strage di via D’Amelio, uno dei più gravi nella storia giudiziaria italiana, con falsi collaboratori di giustizia debitamente istruiti, pur qualcosa ci racconta. Questo è il convincimento che nel tempo aveva maturato Diego Marmo nella lettura a posteriori di quei fatti. Voleva riscattare il suo onore di servitore dello Stato. Aveva ragione lui. Sperava che almeno la serie televisiva firmata da Marco Bellocchio approfondisse la vicenda che lo stesso Marmo illustrò agli sceneggiatori. Invece è prevalso altro. Alla sola notizia della sua scomparsa, gli utenti del web si sono scatenati: “Devi bruciare all’inferno”, “Poteva pur andarsene prima, invece solo a 88 anni”, “Spero che te ne sei andato con un grande rimorso. Vergogna”, “Ora sarà sotto processo in un altro tipo di giustizia, quella divina”. L'articolo Ecco quel che mi confidò nei nostri incontri Diego Marmo, il pm che chiese la condanna di Enzo Tortora proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Corruzione in Ucraina, il pm: “L’ex n. 2 di Zelensky consultava un’astrologa per decidere le nomine statali. Lei gli consigliò di fuggire all’estero”
Sul telefonino era registrata come “Veronika Fengshui Office“. Il suo nome è Veronika Anikievich, ha 51 anni, vive a Kiev e dice di essere un’astrologa. Secondo la Procura nazionale anti-corruzione (Sapo), quando era capo staff di Volodymyr Zelensky Andriy Yermak si consultava con lei prima di ogni nomina ai vertici delle istituzioni. Avrebbe continuato a farlo anche dopo che l’inchiesta “Midas” ha scosso il governo facendo dimettere due ministri e lo stesso ex braccio destro del leader ucraino. Indagato nell’inchiesta su un presunto riciclaggio nella costruzione del residence di lusso “Dynasty“, per Yermak il procuratore Valentyna Hrebenyuk ha chiesto l’arresto con la possibilità di rilascio dietro il pagamento di una cauzione da 180 milioni di grivne (3,5 milioni di euro). Nota anche come “Veronika Danilenko”, la donna sui social si definisce “consulente astrologica” e si presenta come titolare del canale Telegram “Lunar Hours“. “Usando le mie conoscenze ed esperienze in astrologia – scrive -, aiuto le persone a fare chiarezza sui processi della loro vita”. Yermak, ha riferito il pm davanti all’Alta Corte anti-corruzione chiamata a decidere sulla misura, la consultava su due temi in particolare. Prima del 10 novembre 2025, giorno in cui scattano le prime perquisizioni e il governo inizia a traballare, la chiamava per chiedere consigli sulle nomine: secondo Hrebenyuk, il braccio destro di Zelensky avrebbe inviato a Veronika le date di nascita dei candidati, chiedendo un suo parere professionale. Così, sostiene l’accusa, sarebbero maturati gli incarichi di Oleg Tatarov a vice capo dell’Ufficio presidenziale, di Viktor Liashko a ministro della Salute e di Ihor Lysy a capo del Dipartimento di Stato per gli Affari. Yermak continua a rivolgersi a Veronika anche dopo che, nel novembre 2025, il presunto giro di tangenti per 100 milioni di dollari sugli appalti di energia e difesa viene alla luce e il suo nome comincia a essere accostato all’indagine. Il 24 dicembre “Andrey 2025” invia sul telefono della donna un messaggio composto di soli due nomi: “Klimenko, Krivonos”. Il primo è Oleksandr Klimenko, capo del Sapo. Il secondo è Semen Krivonos, direttore della Nabu, l’Ufficio nazionale anti-corruzione. Ovvero i due organismi che stanno conducendo l’inchiesta. “Negli ultimi mesi non avete reagito e non avete risposto agli attacchi – risponde Veronica, stando al messaggio letti dal procuratore del Sapo in aula -. Vi stanno tormentando psicologicamente entrambi. La situazione sta peggiorando, ma voi tacete. Cosa deve succedere perché iniziate ad agire? Quando avranno finito di divorare voi, inizieranno a divorare lui. Se continuate con la strategia dello struzzo, sarà proprio così. La situazione è questa: o voi o loro”, termina il messaggio letto dal magistrato, che non ha spiegato per quale motivo Veronika parli di due persone e chi sia quel “lui”. “Fiala, Ukrainska Pravda, Tkach, Musayeva, Zheleznyak, Arakhamia, Goncharenko. Sono pronto a tutto. Sarò pronto domani”, risponde poco dopo Yermak. A cosa si riferisce? Tomas Fiala è il e proprietario del quotidiano Ukrainska Pravda, che negli ultimi anni ha raccontato in anticipo molti dei fatti poi finiti nell’inchiesta. Mykhailo Tkach è il capo del suo team investigativo, Sevgil Musayeva è la sua direttrice responsabile. Yaroslav Zheleznyak è un deputato del partito d’opposizione Holos, noto per le sue denunce pubbliche contro la corruzione, vera spina nel fianco del governo. David Arakhamia è il leader del gruppo parlamentare di Servitore del Popolo, il partito di Zelensky, mentre Oleksiy Goncharenko è un parlamentare della forza di opposizione Solidarietà Europea, aspro critico della presidenza. A quel punto la donna sembra suggerirgli di seguire le orme di Timur Mindich, altro socio di Zelensky ai tempi della sua carriera televisiva, fuggito in Israele il 9 novembre, poche ore prima che scattassero le prime perquisizioni. “In questo momento ti preoccupi dei documenti e dell’arresto – replica la donna -. È spiacevole, ma per ora non ci sono prove concrete contro di te. A quel punto avrai il diritto morale e legale di distruggerli. Ma se loro saliranno al potere, agiranno con maggiore severità e non avrai più né un amico che ti garantisca protezione, né ampi poteri. La cosa migliore sarebbe se riuscissi ad andare per l’estero. Pensaci”. Ma c’è anche un’altra storia che emerge dalle acque smosse dall’inchiesta. Il 23 agosto 2022 il Tribunale distrettuale di Obukhiv sequestrò 726 metri cubi di sabbia che, si legge nel decreto, sarebbe stata “estratta illegalmente in un cimitero vicino ai binari ferroviari nella città di Ukrainka, distretto di Obukhiv, nella regione di Kiev” e scaricata in un terreno di proprietà della Bloom Development LLC “nel villaggio di Kozyn“. La società è quella che possiede il terreno della località a una cinquantina di km a sud della capitale sui cui sorge il complesso “Dynasty”. L'articolo Corruzione in Ucraina, il pm: “L’ex n. 2 di Zelensky consultava un’astrologa per decidere le nomine statali. Lei gli consigliò di fuggire all’estero” proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
Deadly Russian drone attacks on Ukraine resume after ceasefire expires
Six people have been killed after Zelensky warned of "more waves" of Russian strikes through Wednesday.
BBC News
More than 1,000 passengers held on cruise after gastrointestinal illness outbreak
The ship, which set sail from Belfast on Friday, is at port in Bordeaux after 49 people fell ill from gastrointestinal illness.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Is the Pentagon’s UFO dump a political distraction?
After Department of Defense released files relating to UFOs, the internet combs through what is real and what isn’t.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
India’s salt workers brave brutal heat on Gujarat’s desert plains
Gujarat accounts for 75% of India’s output of salt, produced under punishing conditions by tens of thousands of workers.