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Due panda giganti dalla Cina in volo verso uno zoo negli Usa
Il 'prestito diplomatico' di Pechino. Cerimonia di saluto per 'Ping Ping' e 'Fu Shuang'
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Attacchi russi su Zaporizhzhia, tre morti e diversi feriti
Raid anche su Odessa, colpite infrastrutture portuali
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Irregolarità nei cimiteri, Ama licenzia 7 dipendenti e ne sospende 4
Operazioni sulle salme senza completa mineralizzazione, gli atti alla magistratura
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L'europarlamentare Elena Donazzan a Viterbo per l'Half Marathon-Citta dei Papi
Ospite della Vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
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Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Operaio morto al Colosseo, indagato il cognato e collega: lavorava insieme a Moretti ed era preposto alla sicurezza
Salgono a otto gli indagati nell'inchiesta aperta dalla Procura di Roma per omicidio colposo dopo la morte di Andrea Moretti, 22 anni, operaio edile con la passione per l'alpinismo che,...
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Iran, l?ipotesi di un attacco a sorpresa degli Usa: il piano di Trump contro la crisi economica (e i sondaggi a picco)
Cresce l'impressione a Washington che si tornerà presto ai bombardamenti su larga scala dell'Iran. Il presidente Trump ha respinto la proposta di una nuova tregua che riaprirebbe lo...
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Roma, la scuola vieta top e calzoncini: all?istituto Artemisia Gentileschi docenti e personale vigileranno sul dress code
Arrivi a scuola con un abbigliamento «manifestamente inadeguato»? Partirà il richiamo. Il giorno dopo, in modo recidivo, ti ripresenti con un vestiario non consono? Scatta la...
ilmessaggero.it - roma
Vaccini anti influenza nel Lazio, parte la campagna per gli over sessanta
Fa ancora, tutto sommato, caldo. Per le strade di Roma, nelle ore serali, le persone girano ancora in pantaloni corti e t-shirt in una specie di dolce supplemento dell?estate. Ma...
Il Sole 24 ORE - Italia
Riformisti Pd in conclave, primarie larghe e con doppio turno. «Nessun compromesso sull’Ucraina»
I Dem, riuniti alla casa del popolo di Coiano, alle porte di Prato, per lanciare “idee e proposte” ma anche per mettere alcuni paletti
Il Sole 24 ORE - Italia
Biennale dello Stretto, il Mediterraneo come laboratorio di pensiero tra Calabria e Sicilia
Un evento “longue durée”, fino al 13 dicembre, in cui arte, architettura, design e fotografia indagano le mutazioni in atto nelle città e negli spazi relazionali delle comunità
Il Fatto Quotidiano
Alimenti ultra processati: cosa c’è dietro chi sostiene la personalizzazione?
di Monia Caramma C’è una parola che sta tornando di moda nel dibattito sugli alimenti ultra-processati: personalizzazione. A proporla è una guida firmata da Pietro Paganini per Competere, il think tank che da anni guida la campagna europea contro il Nutri-Score e a favore del Nutrinform, l’etichetta “a batteria” italiana. La proposta: superare classificazioni nette come il Nova per abbracciare strumenti che tengano conto di quanto e quanto spesso mangiamo, dei nostri bisogni, del nostro stile di vita. Sembra un discorso di buon senso. Ma vale la pena spiegare di cosa parliamo. Nova è il sistema di classificazione sviluppato dall’Università di San Paolo, che non guarda ai nutrienti ma al grado di trasformazione industriale. Divide il cibo in quattro gruppi: non processati (frutta, verdura, carne fresca); ingredienti culinari (olio e zucchero); processati con pochi ingredienti aggiunti (pane fresco, formaggi); e ultra-processati, in inglese UPF ovvero formulazioni industriali con sostanze estratte o sintetizzate a cui si aggiungono additivi che in cucina non esistono (emulsionanti, aromi di sintesi, coloranti che non servono a nutrire, ma a rendere il prodotto più appetibile ed economico). Centinaia di studi associano un consumo elevato di UPF a un rischio maggiore di obesità e malattie croniche — è questo impianto che la guida di Competere propone di superare. Guardate un vasetto di Nutella. L’etichetta italiana dichiara una porzione di 15 grammi — un cucchiaio da tavola raso. L’etichetta americana sale a 37 grammi. Stesso prodotto, numeri diversi a seconda di dove si vende. Nello schema Nova, dove si colloca la spalmabile? Nel gruppo 4, senza ambiguità: tra gli ingredienti compare la lecitina di soia (E322), un emulsionante che nessuna cucina domestica usa, più la vanillina, aroma di sintesi. Coerentemente il Nutri-Score assegna alla crema alla nocciola la classe E, la peggiore della scala: su 100 grammi, 56,3 grammi di zuccheri e oltre 10 di grassi saturi. A porzione, invece, restano 81 kcal e poco più di due zollette di zucchero — “rassicuranti”, appunto. Non è un’esclusiva Ferrero: la scelta della porzione è, per molti prodotti, discrezionalità del produttore. Ma nel caso Ferrero il contorno è più preciso: un dossier pubblicato a settembre 2026 dagli stessi scienziati che hanno ideato il Nutri-Score — Hercberg e Touvier — con la cofondatrice di Yuka descrive Ferrero come il vero motore della coalizione anti-Nutri-Score in Italia, costruita con Federalimentare e Coldiretti. Un report diffuso a Bruxelles contro il punteggio sintetico fu scritto da Nomisma e finanziato da Ferrero. Il 29 novembre 2022 un incontro con eurodeputati sull’etichettatura fu sponsorizzato proprio da Competere — lo stesso centro studi che oggi propone la personalizzazione. A Le Monde, Ferrero ha risposto che è fondamentale tenere presente l’importanza delle porzioni: una posizione che finisce per screditare uno strumento che valuta tutti i prodotti sugli stessi 100 grammi. Chiariamo: non apprezzo Yuka perché è uno strumento che dimostra l’avvilimento della conoscenza in ambito alimentare. Ecco il problema di ogni discorso sulla “prevenzione personalizzata”: funziona solo se i dati di partenza sono onesti. Se un’azienda non è coerente con se stessa su cosa sia una porzione, che valore ha chiedere al consumatore di calibrare il consumo su quella stessa etichetta? Non è empowerment, è scaricare sul singolo la fatica di decifrare un numero che l’azienda manipola a seconda della convenienza. Una prevenzione personalizzata non è impossibile, ma ha una condizione che nessuna guida finora citata mette al centro: trasparenza radicale su formulazione e quantità reali di utilizzo, non decisa a tavolino dal produttore ma verificabile da chiunque apra un vasetto. Senza quella base, personalizzare significa solo spostare la responsabilità dall’azienda al singolo che compra. Continuo a pensare che siamo quello che ci fanno mangiare, prima ancora che quello che scegliamo di mangiare. Le etichette che cambiano numero a seconda del paese, i dossier finanziati da chi dovrebbe essere valutato, le guide che spostano l’attenzione dal produttore al consumatore: sono pezzi dello stesso disegno. E prima di parlarci di scelte personalizzate, un’azienda dovrebbe raccontarci, con lo stesso numero ovunque nel mondo, cosa c’è davvero in quel cucchiaio. L'articolo Alimenti ultra processati: cosa c’è dietro chi sostiene la personalizzazione? proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Una protesi mammaria è davvero una soluzione definitiva? In chirurgia il ‘per sempre’ va usato con prudenza
“Professore, ma questa protesi quanto dura?” È una delle domande più frequenti durante una visita. Subito dopo ne arriva quasi sempre un’altra: “Tra dieci anni devo cambiarla?”. La paziente immagina un tagliando obbligatorio, come se sulla protesi fosse stampata una data di scadenza. Ma non è così. Una protesi mammaria non è eterna, ma non esiste una regola che imponga di sostituirla automaticamente dopo dieci anni. Alcune durano molto più a lungo; altre devono essere rimosse o cambiate prima. La durata dipende dal dispositivo, dall’organismo e dall’intervento. Inserire una protesi non significa chiudere per sempre il rapporto con la chirurgia mammaria. Significa convivere con un dispositivo medico da controllare. La Food and Drug Administration americana lo afferma chiaramente: le protesi mammarie non sono dispositivi destinati a durare tutta la vita. Con gli anni aumenta la possibilità di problemi e di ulteriori interventi: rottura, contrattura capsulare, dolore, spostamento, asimmetria o infezione. Nel silicone, una rottura può essere anche “silenziosa”. Il Rapporto 2024 del Registro nazionale degli impianti protesici mammari del Ministero della Salute ha analizzato il tempo trascorso prima di un intervento di revisione. Nelle pazienti operate per ragioni estetiche, il tempo mediano è risultato di 11 anni. In ambito ricostruttivo scende a 7,8 anni nelle pazienti senza ulteriori trattamenti oncologici e a 6,9 anni dopo chemioterapia. Dopo radioterapia si riduce a 4,4 anni e, dopo chemioterapia e radioterapia, arriva a 3,7 anni. Questi numeri non significano che una protesi estetica “scada” dopo undici anni o che una protesi irradiata debba essere sostituita dopo quattro. Descrivono il tempo mediano alla revisione nelle pazienti effettivamente tornate in sala operatoria. Serviranno altri anni di osservazione per stimare la durata reale degli impianti. Il contesto conta: una protesi inserita in una mammella sana e una dopo mastectomia e radioterapia lavorano in condizioni biologiche molto diverse. Qui nasce l’equivoco della parola “definitiva”. Il corpo umano cambia: invecchia, varia di peso, attraversa gravidanze e modificazioni ormonali. La cute perde elasticità, la mammella si trasforma, mentre la protesi rimane sostanzialmente la stessa. Intorno all’impianto l’organismo forma normalmente una capsula di tessuto cicatriziale. In alcuni casi può ispessirsi e contrarsi, rendendo la mammella più dura, dolorosa o meno naturale: è la contrattura capsulare. La protesi può inoltre spostarsi, diventare più visibile o produrre pieghe percepibili. Può essere integra e tuttavia non offrire più un risultato soddisfacente. Non viene sostituita soltanto quando si rompe: possono cambiare il corpo e le esigenze della paziente. Esistono poi complicanze rare da conoscere, come il linfoma anaplastico a grandi cellule associato alle protesi, correlato soprattutto a determinate superfici testurizzate. Informare significa distinguere un rischio raro da uno inesistente. Questo rende le protesi una cattiva soluzione? No. In chirurgia estetica e ricostruttiva possono offrire risultati validi con procedure generalmente meno complesse rispetto alle ricostruzioni con tessuti autologhi. L’errore è presentarle come una soluzione priva di conseguenze future. Una decisione informata dovrebbe comprendere anche ciò che potrà accadere negli anni: controlli e possibili nuovi interventi. Aumento improvviso del volume della mammella, nuova asimmetria, dolore persistente, indurimento o modificazioni della forma non devono essere ignorati. Nelle ricostruzioni dopo mastectomia è possibile anche utilizzare i tessuti della paziente, quando anatomia e condizioni cliniche lo consentono. È una chirurgia più articolata, con rischi differenti, ma evita la dipendenza a lungo termine da un impianto. Non è automaticamente la scelta migliore per tutte. La domanda giusta, quindi, non è: “Quale soluzione dura per sempre?”. In chirurgia, “per sempre” è una promessa da usare con prudenza. La domanda utile è: “Quale soluzione è più adatta a me, sapendo che cosa comporterà oggi e negli anni futuri?”. Una protesi mammaria può durare a lungo e offrire un risultato soddisfacente. Ma rimane un dispositivo medico e richiede consapevolezza, controlli e disponibilità ad affrontare eventuali problemi. Più che una soluzione definitiva, è una soluzione da scegliere guardando oltre il giorno dell’intervento. L'articolo Una protesi mammaria è davvero una soluzione definitiva? In chirurgia il ‘per sempre’ va usato con prudenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
Russia targeting 'ordinary life' with attacks on Ukraine's data centres, Zelensky says
Such strikes aim to disrupt "people's ability to stay connected, study, work", says Ukraine's president.
BBC News
Pope warns against 'losing humanity' to AI machines
The pontiff delivered the warning on the first day of his trip to France on Friday.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Huge crowds cheer Pope Leo as he leads open-air Mass in Paris
Pope Leo XIV drew around 800,000 people to central Paris for an open-air Mass at Place de la Concorde
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Ethiopia’s army promises restraint amid fears of new civil war
Army chief accuses Eritrea of funding and supporting armed groups to weaken Ethiopia.