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Gip, 'da Lavitola dichiarazioni fumose e senza alcun riscontro'
L'ordinanza con cui il giudice ha respinto la richiesta dei domiciliari
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L'ordinanza con cui il giudice ha respinto la richiesta dei domiciliari
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Lavitola: «Non chiesi un ordigno ma solo di sparare alla villetta di Ranucci». Il legale: «Il giornalista potrebbe avere intuito il piano»
«Non escludo che Ranucci avesse intuito il piano». Secondo quanto anticipato da "Il Giornale" e confermato dal legale di Valter Lavitola, l'ex editore finito in...
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Il Fatto Quotidiano
“Il movente è inverosimile e privo di riscontro”, il gip respinge la richiesta dei domiciliari della difesa di Valter Lavitola
“Il movente raccontato da Lavitola è inverosimile”. È uno dei passaggi più netti dell’ordinanza con cui la giudice per le indagini preliminari di Roma Iole Moricca ha respinto la richiesta di attenuazione della misura cautelare avanzata dalla difesa di Valter Lavitola, l’imprenditore ed ex editore detenuto a Rebibbia e accusato, tra l’altro, di essere il mandante dell‘attentato compiuto nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, con l’aggravante del metodo mafioso. Per il giudice, la versione fornita dall’indagato durante l’interrogatorio non regge alla luce degli elementi raccolti dagli investigatori. Il gip richiama innanzitutto il parere negativo della Procura sulla scarcerazione, secondo cui il movente indicato da Lavitola sarebbe “inverosimile” ma “anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini”. Secondo la ricostruzione dell’indagato, poco prima dell’attentato avrebbe appreso di un presunto progetto omicidiario ai danni di Ranucci da parte dell’intelligence israeliana, che sarebbe stato collegato a un servizio di Report sulla vicenda del cantiere navale “Vittoria”. Una notizia che, sempre secondo Lavitola, lo avrebbe preoccupato al punto da spingerlo a organizzare l’attentato per aumentare il livello di protezione del giornalista. Una ricostruzione che, osserva il giudice citando la Procura, sarebbe “priva di riscontro”. Lavitola, sottolinea il gip, “pur ammettendo di essere il mandante dell’azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione dell’azione criminosa, negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15 settembre 2025 e ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell’interesse della persona offesa e non anche per fini personali”. È dunque anche sulla ricostruzione del ruolo avuto nell’organizzazione dell’attentato che il gip individua elementi di contraddizione. “Le dichiarazioni rese in merito al ruolo svolto nell’organizzazione dell’atto intimidatorio appaiono contraddette dalle risultanze in atti che inducono, allo stato, ad escludere che Clesio Tavares possa avere assunto autonome iniziative in merito alle concrete modalità di esecuzione dell’azione delittuosa o, quantomeno che in merito a tali iniziative, l’indagato non abbia dato il suo preventivo consenso”, scrive Moricca. Il riferimento è a Clesio Tavares, indicato negli atti come esecutore materiale dell’azione e attualmente in libertà in Africa. Per il giudice, gli elementi disponibili non consentono dunque di sostenere che Tavares abbia agito autonomamente nella definizione delle modalità dell’attentato, senza il preventivo consenso di Lavitola. “Dichiarazioni fumose e prive di riscontri” Particolarmente critica è poi la valutazione del gip sul movente fornito dall’indagato. Nell’ordinanza si legge che, “oltre a condividersi la incoerenza, evidenziata dal pubblico ministero, nella ricostruzione offerta dall’indagato, il quale avrebbe sollecitato” un giornalista di Report “a ricercare i responsabili dell’azione delittuosa proprio in quell’ambiente da cui aveva tentato, seguendo la sua tesi, di mettere al riparo la sicurezza di Ranucci compiendo l’atto intimidatorio – deve, peraltro, evidenziarsi che trattasi, allo stato, di dichiarazioni fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro”. È proprio questa apparente contraddizione a pesare sulla valutazione giudiziaria: secondo la tesi di Lavitola, l’attentato sarebbe stato organizzato per proteggere Ranucci da una minaccia proveniente dall’ambiente che, allo stesso tempo, avrebbe dovuto essere individuato dal giornalista come responsabile dell’azione intimidatoria. Una ricostruzione che il gip considera incoerente e che, allo stato, non sarebbe sostenuta da elementi concreti verificabili. Il rischio di nuove azioni La richiesta di attenuazione della misura viene respinta anche sul terreno delle esigenze cautelari. Per il gip “rimane totalmente immutato il rischio di azioni recidivanti, anzi aggravato dalle stesse dichiarazioni dell’indagato che hanno ulteriormente evidenziato la disinvoltura criminale con cui ha programmato l’atto intimidatorio che, comunque, anche seguendo la sua tesi, allo stato priva di qualsivoglia riscontro, avrebbe dovuto essere compiuto mediante l’uso di armi”. Non solo. Secondo il giudice resta concreto anche il rischio di inquinamento probatorio. “Parimenti immutato deve ritenersi il pericolo di inquinamento probatorio a fronte del fatto che l’indagato anche in sede di interrogatorio ha confermato di godere di una fitta e ramificata rete di contatti, sicché è di tutta evidenza che la sostituzione della misura cautelare agevolerebbe non solo i suoi contatti con Clesio Tavares ancora in libertà (trovandosi in Africa), ma consentirebbe di corroborare la sua tesi difensiva, ostacolando le ulteriori eventuali indagini che il pubblico ministero intenda compiere”. La rete di relazioni dell’imprenditore viene quindi considerata dal gip un elemento rilevante ai fini della permanenza della misura cautelare, anche in considerazione della posizione di Tavares e della possibilità, secondo il giudice, di interferire con gli ulteriori accertamenti della Procura. Il pericolo di fuga Infine, Moricca ritiene ancora concreto il pericolo di fuga. Nell’ordinanza si legge che “permane invariato anche il pericolo di fuga: la circostanza che l’indagato avesse già programmato il viaggio in Camerun per il 4 luglio scorso per lo svolgimento di una importante conferenza di servizi a cui era stato poi costretto a partecipare in video conferenza e che sia solito acquistare biglietti per voli intercontinentali il giorno prima, come sostenuto in sede di interrogatorio, allo stato non pare assolutamente provata, pertanto l’unico dato oggettivo acquisito e che egli ha acquistato il biglietto aereo solo dopo l’arresto degli esecutori materiali”. Il gip aggiunge quindi una valutazione sulla rete internazionale dell’indagato: “è indubbio che Lavitola abbia una rete di contatti in Italia e all’estero che gli consenta con estrema facilità, di allontanarsi dal territorio italiano e far perdere le sue tracce”. Sono dunque tre, nella valutazione del giudice, i profili che impediscono di attenuare la misura: il rischio di nuove azioni, il pericolo di inquinamento probatorio e quello di fuga. A questi si aggiunge il giudizio sulla versione fornita da Lavitola, ritenuta non sufficientemente credibile e non supportata, allo stato, da riscontri. La reazione del legale di Ranucci Sulla vicenda è intervenuto anche Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. “Sigfrido Ranucci mai avrebbe potuto immaginare, e penso nessuno, che un amico potesse arrivare a tanto. Di fronte alle evidenze di questi ultimi giorni allo sgomento si aggiungono i dubbi su quale possa essere il disegno reale di una tale azione criminale e pericolosa”, ha affermato l’avvocato. Il penalista sottolinea poi la particolare gravità dell’azione contestata: “Lascia sgomenti tanto pensare che una persona in rapporti di amicizia anche con i rispettivi familiari possa essere autore di un attentato di questo genere (esplosivo da cava ad elevato potenziale collocato sulle autovetture alimentate a gas in prossimità di una abitazione, ed in quel momento era presente in casa la figlia di Ranucci) tanto il dichiarato movente ossia far proteggere meglio il conduttore di Report, già ben scortato e da anni dalla polizia di stato”. Per De Vita si tratta di un “Movente inutile ed evidentemente rassicurante rispetto alle aggravanti allo stato contestate dalla Procura, la cui credibilità è tutta da verificare e da valutare rispetto a contesti e finalità diversi”. Lavitola resta dunque in carcere. La sua confessione, con l’ammissione di essere il mandante dell’azione, non è stata ritenuta dal gip sufficiente a modificare il quadro cautelare. Al contrario, secondo la lettura dell’ordinanza, le dichiarazioni rese dall’indagato avrebbero ulteriormente evidenziato la necessità di mantenere la misura e, soprattutto, non avrebbero fornito una spiegazione del movente giudicata concreta e verificabile. L'articolo “Il movente è inverosimile e privo di riscontro”, il gip respinge la richiesta dei domiciliari della difesa di Valter Lavitola proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Fdi contro Ranucci, Fazzolari: “Si scusi per averci infangato. Lui, Schlein e M5s hanno cercato di accostarci all’attentato”
“Dovrebbe scusarsi con Fratelli d’Italia e con tutte le persone che ha provato a infangare in questi mesi”. Dopo Matteo Salvini, che ne ha sollecitato la sospensione dalla Rai, anche Giovanbattista Fazzolari, senatore di FdI e braccio destro di Giorgia Meloni, inizia chiedere la testa di Sigfrido Ranucci. Il giorno dopo la confessione di Valter Lavitola di essere il mandante dell’attentato di ottobre, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha dichiarato che, “con la conduzione di Ranucci, Report ha perso di credibilità rispetto all’epoca Gabanelli”, sottolineando che il giornalista “ha fatto una figuraccia“. “È venuto fuori – commenta Fazzolari all’Adnkronos – che l’inquisitore delle fragilità altrui aveva tutte le debolezze, le contraddizioni, le opacità che cercava morbosamente negli altri. E su queste contraddizioni il pubblico non è mai stato indulgente”. Poi l’attacco alla segretaria del Pd Elly Schlein che, dice il sottosegretario, “in occasione di un appuntamento internazionale, ha subito accostato il governo Meloni all’attentato“. Così come, rimarca, “il deputato M5S Dario Carotenuto che ha accusato l’esecutivo di essere il mandante morale” della bomba piazzata davanti alla villetta di Pomezia. Secondo il fedelissimo di Meloni, Ranucci in questi mesi “ha cercato ripetutamente di accostare FdI all’ordigno esploso sotto casa sua. Ha provato a gettare ombre su di me orchestrando una ridicola messinscena in Commissione Antimafia”. Fazzolari non si dice né arrabbiato per le insinuazioni né soddisfatto per l’esito delle indagini: “Al di là di ogni altra considerazione, credo che Ranucci dovrebbe scusarsi con FdI e con tutte le persone che ha provato a infangare in questi mesi, con il tentativo continuo e scientifico di accostare il partito all’attentato“. Alla domanda se Ranucci sapesse della bomba, Fazzolari replica: “Se applicassi il metodo Report, la risposta sarebbe scontata. Io però preferisco aspettare gli sviluppi dell’inchiesta. Una cosa è certa, il mandante dell’attentato è un caro amico di Ranucci”. E ancora: “Il giornalista dovrebbe spiegare a tutti perché, lui pronto ad attaccare chiunque al primo pretesto, ha sempre difeso il mandante del suo attentato. E sicuramente – insiste Fazzolari – dovrà chiarire perché, proprio il giorno della perquisizione, sia rimasto per due ore al telefono con Lavitola per concordare una spiegazione da dare sul sopralluogo fatto davanti a casa sua dal faccendiere e dal suo scagnozzo ritenuto vicino alla camorra”, conclude. L'articolo Fdi contro Ranucci, Fazzolari: “Si scusi per averci infangato. Lui, Schlein e M5s hanno cercato di accostarci all’attentato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
Putin can no longer claim victory in Ukraine, Nobel Peace Prize winner tells BBC
In an exclusive interview with the BBC’s Steve Rosenberg, Dmitry Muratov says the Kremlin leader can only "destroy Ukraine, not conquer it", with the war now in its fifth year.
BBC News
Person fined after using foghorn to wake sleeping polar bear
Under local regulations in the region, "it is forbidden to needlessly disturb, attract or pursue a polar bear".
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
China and Indonesia’s joint naval drills anger Taiwan
Chinese state media have released footage of a joint naval drill with Indonesia in waters east of Taiwan.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Reports of US sailors in Middle East trying to jump ship spark outcry
US senators call for inquiry as USS Lincoln has record-long period without port stop amid war on Iran.