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Onu, oltre 8 milioni di rifugiati minacciati dal calo degli aiuti
"Sotto una certa soglia i servizi non possono funzionare"
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Scontri tra coloni e forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania
Estremisti volevano bloccare il rientro a casa di famiglie palestinesi
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Giuli in visita nella Tuscia, FdI 'segnale concreto di attenzione'
Tra le varie tappe anche il complesso archeologico di Vulci e Villa Lante di Bagnaia
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Castelnuovo di Porto, inaugurato nuovo campo sportivo per oltre 1 milione
E' stato intitolato al mister Osvaldo Toni
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
Corriere.it - Cronache
Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
Corriere.it - Cronache
Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Garlasco, ipotesi depistaggio dei Ris. ?«Sulla bici di Stasi non c'era il Dna di Chiara, la prova è stata nascosta». Rischio nuova indagine
Non più un errore, con lo scambio dei campioni prelevati dal cucchiaino e dai pedali, ma un vero e proprio depistaggio, messo in atto nel 2007 dal Ris di Parma, che non avrebbe consegnato...
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«Alberto Stasi andava scagionato nel 2007». La revisione del processo si avvicina
Per Andrea Sempio si avvicina la richiesta di rinvio a giudizio, per Alberto Stasi la richiesta di revisione. La Procura di Pavia non ha mai presentato istanza formale per la revoca della...
ilmessaggero.it - roma
Roma, salme fatte a pezzi al cimitero di Prima Porta e Flaminio: l'ombra della truffa ai familiari, 7 operai licenziati
Cadaveri fatti a pezzi, letteralmente: con seghe e martelli. Il tutto per fare spazio nei loculi del cimitero, con i resti riposti negli ossari prima del tempo. Una violazione della procedura...
ilmessaggero.it - roma
Christian Rocchi: ?«Semplificazione, legalità e idee. Così aiutiamo Roma a crescere»
È in corso di svolgimento il Far, Festival dell?Architettura di Roma, che si concluderà domenica prossima. Di questo e di (tanto) altro abbiamo parlato con Christian Rocchi,...
Il Sole 24 ORE - Italia
Il Papa: cresce l’estrema destra, non è espressione del cristianesimo
La crescita dell’estrema destra in Germania e in altri paesi, le preoccupazioni degli esperti sull’intelligenza artificiale, il monito contro l’aumento della spesa in armamenti. Sono alcuni...
Il Sole 24 ORE - Italia
Difesa, intesa tra Fincantieri e PT PAL Indonesia per ammodernare l’ex nave Garibaldi
La nave, che allo stato attuale ha il nome di “KRI SRIWIJAYA”, sarà utilizzata dalla Marina indonesiana nell’ambito di un ampio spettro di missioni, dalle operazioni di difesa e sicurezza marittima fino alle attività di assistenza umanitaria e gestione delle emergenze
Il Fatto Quotidiano
Velo islamico, perché la sinistra fa così fatica a parlarne? C’è una grande rimozione
A leggere gli articoli, i post, i commenti ai post sulla questione, definita (perché lo è), delicata, spinosa, difficile, complessa (quest’ultima va per la maggiore) del velo islamico, in tutte le sue declinazioni e sulla libertà delle donne c’è da mettersi le mani nei capelli (per ora liberi da coperture). Ha fatto scalpore il flash mob sul palco della Lega a Pontida: quattro attiviste intrappolate dal burka se lo sono tolto, incitate dal pubblico. Sdegno a sinistra: strumentalizzano! Vero. Peccato però che sia la stessa pratica e lo stesso gesto, che hanno fatto, e fanno, le Femen in varie parti del mondo, o le attiviste iraniane gridando donna vita libertà. Il gesto ci ricorda che dove regna l’islam politico radicale (nei paesi islamici non c’è secolarizzazione, cioè divisione tra legge civile e legge religiosa coranica) le donne sono cittadine di serie b, e l’uguaglianza tra i sessi è assente. A sinistra si sostiene che la destra agiti la questione burka/hijab/velo come una distrazione di massa per sottrarre l’attenzione sui veri problemi del paese: vogliamo dire con calma e oggettività che il rischio dell’islamizzazione esiste in Europa, forse non ancora in Italia, ma che è un tema del quale occuparsi? Sempre a sinistra, poi, c’è un’altra rimozione da nominare: la condizione della metà della popolazione di un paese, le donne, è importante quanto e più forse di altre, non è una distrazione da altro. Non abbiamo, noi femministe, stigmatizzato da sempre il fatto che i dossier che ci riguardano sono quelli che rischiano di scivolare all’ultimo posto nella lista? Fastidioso che la destra si intesti il problema del velo e della libertà delle donne? Certo che sì, ma il problema è che a sinistra campeggiano: 1) dotte dissertazioni su come sia fascinoso (e femminista) nascondersi allo sguardo degli uomini con il burka e l’hijab. 2) dotte dissertazioni sulle differenze dei velamenti e conseguenti gradazioni di libertà: forse il burka e l’hijab nella scuola elementare meglio di no ma il velo forse sì, per le minorenni, così non si creano problemi alle famiglie migranti e non si rischia di essere razziste. 3) ironiche dissertazioni per sbugiardare la destra: a scuola ci sono le donne velate da sempre, le suore cattoliche! La cosa grave in questo paragone che spopola a sinistra tra l’islamica velata e la suora è che le suore (velate o meno) non sono un esempio per tutte le donne, e che il loro velarsi o meno non rimanda alle relazioni tra gli uomini e le donne nella società. Le varie e diverse coperture nell’islam, invece, sono norme precise e stringenti che regolano, nello spazio pubblico e in quello privato, i rapporti tra donne e uomini, e le gerarchie tra i sessi. Non è un dettaglio. Poi ci sono le femministe che, in nome dell’intersezionalità, del decolonialismo e dell’altermondialismo anticapitalista difendono la (presunta) libertà insita in ogni velatura: mettere in discussione il velo islamico e l’islam stesso è sinonimo di islamofobia, colonialismo, razzismo, fascismo. Si può, e si deve, esercitare il pensiero critico su ebraismo e cattolicesimo ma non sulla religione delle (presunte) vittime, oggi più che mai per via della Palestina, e guai a criticare Hamas, notoriamente movimento politico progressista a fianco delle donne. Vogliamo provare a partire da una evidenza che, forse, varrebbe la pena di illuminare in questo faticoso dibattito a sinistra e nel femminismo? L’evidenza è che mai, mai, si discute l’eventuale ‘divisa’ che gli uomini adottano per evidenziare l’appartenenza a un ideale religioso, o politico o ideologico: indossare qualcosa, o marcare nel corpo maschile un segno distintivo (per esempio la barba, o la sua assenza) non mette gli uomini in una situazione sociale che ne determina limiti. E perché? Perché gli uomini non hanno bisogno di controllare i loro simili, ma controllano le donne per mantenere l’ordine sociale e, per farlo, usano anche la religione come formidabile strumento di contenzione e coercizione. Gli eventuali segni di riconoscimento che gli uomini adottano nell’abbigliamento, o nel corpo, non incidono sulla loro libertà di autodeterminazione e di movimento nello spazio pubblico. Talvolta, perfino, ne aumentano l’autorevolezza e l’importanza nelle dinamiche sociali. Il velo e le altre peggiori coperture, oltre ad essere segnali pericolosamente identitari rispetto ad un gruppo specifico (ricordo che a sinistra il concetto di identità era considerato, poco tempo fa, un pericolo perché connesso alla destra nazionalista, e appunto, identitaria), sono una dichiarazione del come donne e uomini si devono relazionare. La donna per bene, la donna modesta, mette il velo. Negarlo non cambierà la situazione. Non dovrebbe, questa asimmetria tra i sessi e questa visione del corpo femminile, mettere in guardia circa l’aporia tra la scelta di velarsi e la libertà, che viene invocata come lasciapassare per qualunque atto e gesto, dal velo alla prostituzione (che si deve chiamare sex work) passando per l’utero in affitto (che bisogna chiamare maternità per altri)? Se, come è giusto e doveroso, si stigmatizzano le uscite medioevali sulla lunghezza delle gonne del vice premier nonché ministro Tajani come mai, di fronte alla ‘modestia’ che le donne velate manifestano abbracciando i dettami islamici, si tace o la si celebra come scelta di libertà? Il modest fashion, le sue week e le sue tante influencer in Europa, con conseguente giro di denaro perfettamente inserito nel turbo capitalismo non andrebbe criticato, insieme alla giornata che celebra l’orgoglio dell’hijab, mentre invece è salutata con favore persino dal super progressista sindaco Mamdani, mentre le donne in Iran vanno in carcere o peggio se tolgono il velo, e in Afganistan vivono un drammatico apartheid sessuale da anni? Che le contraddizioni siano tante e faticose, che sia necessario tener conto dell’onda pericolosa della destra neofascista, che tanto sta seducendo i giovani e giovanissimi maschi anche in Italia, è un imperativo. Altrettanto lo dovrebbe però essere la difesa, senza tentennamenti, dell’universalismo dei diritti delle donne, che sono, e restano, il faro dei diritti di essere umano. Perché saranno anche poche le bambine che vengono velate a scuola, (ci sono, purtroppo, negarlo non cambia la realtà): comunque, per quanto poche, questo fatto in uno stato laico non dovrebbe essere permesso. Le bambine, tutte le bambine e le donne, tutte le donne, vengono prima delle leggi del gruppo etnico o religioso, qualunque esso sia. Se deroghiamo su questo, per qualunque motivo, come sinistra e come femministe, abbiamo perso la bussola. L'articolo Velo islamico, perché la sinistra fa così fatica a parlarne? C’è una grande rimozione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
“Per i disabili servono insegnanti di supporto e di sostegno, più personale, più risorse, più soldi: è questo che manca alla scuola italiana. Serve anche l’educazione sentimentale”: così Bova e Bevilacqua
Una scuola dove studenti con e senza disabilità crescono insieme, imparando gli uni dagli altri: è questo il cuore di “Tutto l’amore che resta” con Raoul Bova e Giulia Bevilacqua, la nuova serie di Rai Fiction e Fabula Pictures in onda su Rai 1 e RaiPlay da martedì 29 settembre, per cinque serate. La serie è tratta dal format francese “Lycée Toulouse-Lautrec,” creato da Fanny Riedberger. La storia è ambientata al liceo Helen Keller, istituto che ha fatto dell’inclusione il proprio valore fondamentale, offrendo a tutti un unico percorso di apprendimento e condivisione. A dirigerlo è il preside Stefano Fogli, interpretato da Raoul Bova, che ne è anche il fondatore. Per lui la scuola non è soltanto una missione professionale: le sue ragioni affondano nella malattia del figlio. Tra i nuovi studenti c’è Vittoria (Gloria Harvey), sedicenne della Roma bene costretta a trasferirsi in provincia, dove la madre ha iscritto lei e il fratello autistico Matteo (Francesco De Rosa). Dopo un primo rifiuto, la ragazza dovrà superare i propri pregiudizi e entrare a far parte di un gruppo di coetanei molto affiatato, alle prese con i temi dell’adolescenza: la ribellione verso genitori iperprotettivi, i primi amori, le amicizie complicate e gli ostacoli legati alle proprie disabilità. Il suo percorso sarà però scosso dal riemergere di un evento oscuro del passato, che la costringerà a scegliere tra sé stessa e ciò che è giusto fare. Qual è il messaggio di “Tutto l’amore che resta”? Bova: Non vuole dare dei messaggi, ma una rappresentazione di quella che può essere una scuola ideale: una scuola senza barriere, una scuola inclusiva. È l’arena in cui si muovono tanti giovani che raccontano le loro storie, di disabilità e non, di ragazzi che escono anche da percorsi sentimentali difficili e si ritrovano tutti nella stessa situazione. La scuola, però, vuole abbattere queste barriere. Bevilacqua: Il messaggio che la serie vuole dare è che ognuno di noi, con le proprie differenze e le proprie fragilità, ha il diritto di esistere, di esprimersi e di vivere nella società e all’interno di una scuola. Ciò che questa scuola vuole fare è far sentire tutti i ragazzi accolti e ben accetti, anche con le loro problematiche. Il tema della disabilità ha trovato spazio nell’agenda politica, o se ne parla poco? Cosa si può fare per renderlo un tema di attualità? Bevilacqua: Intanto bisogna cambiare il tipo di linguaggio, perché se si legittima un linguaggio di odio, di discriminazione, di muri, di divisione, si legittimano anche le persone a pensare che sia giusto pensarla così. Quindi direi di cambiare proprio il linguaggio e di parlare di inclusione. Non sono queste le priorità: la priorità è dare alla scuola fondi e risorse, corsi di italiano pagati dallo Stato, se il problema è la lingua. Per i disabili, invece, servono insegnanti di supporto e di sostegno, più personale, più risorse, più soldi: è questo che manca alla scuola italiana. Serve anche più tempo per le materie legate all’educazione sentimentale. Ci sono tante cose che si possono fare: ci vuole un po’ di buona volontà e attenzione a tutte le dinamiche che di volta in volta si scatenano tra i giovani. Bova: Si creano delle dinamiche si scatenano anche all’interno di un gruppo, che può essere omogeneo o meno, ma se c’è attenzione, se c’è un corpo docente attento che imposta anche il concetto di uguaglianza e di solidarietà, allora funziona. Sicuramente. Forse sarebbe ancora più utile e importante… Bevilacqua: Sì, più ascolto. Direi anche che ognuno deve sentirsi libero di esprimersi, di far presente ciò che non va o ciò che lo fa stare bene o male. Quindi proprio il contrario di ciò che sentiamo un po’ ultimamente: più apertura e più ascolto, piuttosto che chiusura e limiti. L'articolo “Per i disabili servono insegnanti di supporto e di sostegno, più personale, più risorse, più soldi: è questo che manca alla scuola italiana. Serve anche l’educazione sentimentale”: così Bova e Bevilacqua proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
Seoul summons Ukraine envoy over North Korean prisoner-of-war row
Last week Zelensky revealed Ukraine had sent two captured North Koreans to South Korea - which Seoul says was meant to be a secret.
BBC News
French PM warns against escalation of school protests after 164 arrested
Students are protesting over issues such as overcrowded classes, but the prime minister has condemned reports of violence.
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Pope Leo says AI risk concerns not ‘fake news’
Leader of the Catholic Church says AI safety issues should be taken seriously and acted on.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
Rubio, Saudi Arabia’s foreign minister hold talks on Yemen, Hormuz Strait
Top US and Saudi diplomats discuss cooperation on security challenges, including hostilities with Yemen's Houthis.