Il Fatto Quotidiano
Dove andare in autunno in Italia? Dal bramito dei cervi al foliage, fino a sagre e terme: le gite fuori porta più belle da fare a ottobre
Ottobre è un inno alla rinascita, quella rigenerante dopo una torrida estate. Il mese dei colori caldi e delle foglie scricchiolanti dell’andar per boschi, passeggiando senza fretta. Gli avi consideravano questo periodo la stagione dell’abbondanza, del raccolto festoso che culmina con danze e luculliani piaceri, ebbrezza leggera cantata dalla storia e dal violino in concerto di Vivaldi, che seppe dar voce all’autunno. In questa atmosfera frizzante, dalla luce speciale e dalle temperature ancora tiepide, arrivano i weekend delle gite fuori porta e delle sagre paesane che omaggiano le primizie e i doni del sottobosco, ma anche delle fughe per ammirare il foliage, il paesaggio che si tinge come quadri d’autore in tutte le sfumature del giallo e del rosso, del bronzo e dell’oro. Gli alberi cambiano veste disegnando geografie dell’immaginario ma allo stesso tempo delineano con precisione l’altitudine e le diverse specie arboree. Ed è così che la bellezza della natura si fa conoscenza, spettacolo ma anche bellissima cornice di festival ed esposizioni all’aria aperta, come il Museo diffuso nel bosco, la suggestiva mostra nel Parco Regionale dei Castelli Romani, ad un passo dalla Capitale. Ogni anno l’autunno porta con sé le sue immancabili atmosfere, dalla corona alpina ai boschi incantati degli Appennini, passando per i litorali, mondi di pace e relax dopo il viavai estivo, pronti a riscoprire la stagione della buona tavola autunnale. Gita fuori porta in Valtellina e in Valle d’Aosta, dal bramito dei cervi alle mille sfumature dell’alta quota Le vallate della Valtellina si vestono di colori caldi trasformandosi in un vero e proprio tripudio di profumi, sapori e paesaggi dorati. Qui la natura è la vera protagonista, fauna compresa: una delle attività outdoor più interessanti e suggestive sono le escursioni per ascoltare l’inconfondibile bramito dei cervi, un richiamo profondo con cui i maschi si fanno sentire durante la stagione degli amori. La Valtellina in autunno è inoltre un invito a vivere la montagna all’aria aperta anche all’insegna delle tradizioni locali e delle sagre enogastronomiche dedicate alle eccellenze del territorio. Da appuntare il Pizzocchero d’Oro e Weekend del Gusto nella località di Teglio, considerata la “capitale della buona tavola”, che si svolgono tutti i weekend fino al 29 novembre, un inno alla cucina locale che scopre i sapori autentici, capaci di valorizzare al meglio la qualità e la stagionalità dei prodotti. Anche la Valle d’Aosta è uno spettacolo in questo periodo dell’anno e trasforma la “bassa stagione” dell’alta quota in un’alternativa alla solita (seppur iconica) settimana bianca invernale. Faggi rosso fuoco, larici dorati e le vallate che sfumano con il salire dell’altitudine, tutt’altra veste per vossignoria il Monte Rosa, in attesa dei primi candori. In autunno questa amatissima destinazione è l’ideale per immergersi nella natura a ritmo lento, mentre i colori alpini sfumano camminando verso le quote più alte. In Val d’Ayas la vegetazione accompagna quasi ordinatamente la salita verso il massiccio. Incantevole la panoramica dal villaggio di Mandrou, da dove parte il sentiero verso il Lago Lochien, piccolo specchio d’acqua a 2.277 metri collocato proprio in uno di quei punti in cui il bosco comincia a diradarsi e lascia spazio all’alta montagna. A Gressoney dominano i lariceti dorati, interrotti da radure e nuclei Walser: il paesaggio della Valle del Lys, con le tipiche case in legno, testimonia alla perfezione la simbiosi tra uomo e natura. Anche il percorso che conduce ad Alagna è un ipnotico gioco di colori, con la predominanza del rosso fuoco, per gli incantevoli boschi di faggio che accompagnano l’andare sino a Montella, Goreto e Rusa, piccole frazioni immerse in un acquerello autunnale. Dai ghiacciai ai sentieri del vino e della mela in Alto Adige, alla “Via delle Valli” dove riscoprire sé stessi Anche l’Alto Adige è un richiamo all’alta quota in autunno. La Val Senales per esempio è una delle più affascinanti in questa stagione per l’incredibile varietà geografica: estendendosi dall’imbocco della valle fino ai ghiacciai, oltre i 3.000 metri di quota, offre paesaggi in continua evoluzione nel giro di pochissimi chilometri. La natura si fa arte anche in questo quadrante alpino, ma ad arricchire l’atmosfera autunnale della regione sono le numerose iniziative e le feste tradizionali che valorizzano i territori. Il soleggiato altopiano morenico del Tirolo, disegnato da vigneti e oliveti, in questa stagione è un idillio, incorniciato com’è da una tavolozza di colori caldi e avvolgenti. Ed è così che racconta il meglio di sé, svelando le tradizioni della vendemmia e della raccolta dei frutti, compresi quelli del sottobosco. Le tavole si imbandiscono a festa e ogni escursione si rivela un viaggio che percorre sentieri dedicati alla mela e al vino, eccellenze locali. Un andare bellissimo che incontra castelli, antichi masi, punti panoramici e testimonianze di una cultura contadina ancora profondamente radicata, artefice di uno dei paesaggi rurali più belli dell’Alto Adige. Da non perdere il Sentiero del Vino, ideale per comprendere la cultura della vite, e il Sentiero della Mela, che racconta la storia di questa delizia in tutte le sue varietà, rinomate in Italia e all’estero, una bella occasione anche per approfondire le tecniche di coltivazione e le curiosità legate a uno dei prodotti più importanti della regione. L’appetito vien camminando, e la Regione di Lana è la tappa giusta al momento giusto: l’autunno è la stagione del Törggelen quando i locals si ritrovano nelle cantine e nelle locande della zona per assaporare i “Schlutzkrapfen”, i famosi ravioli tirolesi, i crauti e i canederli, deliziarsi con i “Krapfen”, dolci fritti farciti con marmellata di albicocche o castagne, e gustare le immancabili caldarroste, accompagnate da vino novello chiamato “Sußer”. Questa tradizione di luculliana convivialità è una delle più caratteristiche dell’Alto Adige, indissolubilmente legata alla vendemmia e alla produzione del vino nuovo. Per brindare e gustare un buon calice, non può mancare la Festa dell’Uva che si svolgerà dal 16 al 18 ottobre, e che quest’anno arriva alla sua 140esima edizione: è dal lontano 1886 che gli abitanti portano avanti con orgoglio questa bellissima usanza, un ringraziamento per il buon raccolto, una celebrazione delle tradizioni sudtirolesi ma allo stesso tempo una valorizzazione delle eccellenze locali che con i loro prodotti rendono la località un fiore all’occhiello. Tanti i sapori da provare e gli usi e costumi da svelare, accompagnati da buona musica e visite guidate, un appuntamento da non perdere. Per chi invece è alla ricerca della pace e del relax, c’è un viaggio rigenerante da concedersi in autunno: La Via delle Valli. Da Madonna di Campiglio al Lago d’Idro, dalle Dolomiti di Brenta ai ghiacciai dell’Adamello, un territorio unico che conta più di 50 valli alpine. Qui è possibile perdersi e ritrovarsi seguendo il concetto di “Wandern” che si rifà alla tradizione romantica tedesca: scoprire sé stessi osservando il mondo circostante e la bellezza che custodisce. Dai grandi classici del trekking alle proposte fuori dai radar, sono decine gli itinerari mappati che spaziano in questo eden, e consentono di scegliere tra diverse lunghezze e difficoltà. Tutti i percorsi sono segnalati alla partenza e all’arrivo con cartelli che contengono un codice e un timbro da validare tramite la propria credenziale (digitale e non) dove registrare ogni passaggio, una proposta smart ma allo stesso tempo emozionale: al termine di ogni cammino è possibile ottenere un “Sigillo” a memoria dei propri passi. Tre le camminate più semplici e davvero incantevoli in questo periodo dell’anno, quella che si snoda lungo una delle valli più conosciute del Parco Naturale Adamello Brenta, al cospetto del Crozzon di Brenta. Qui l’acqua accompagna il cammino con lo scorrere argentino di torrenti e cascatelle, mentre la valle si apre in un anfiteatro naturale tra i più spettacolari delle Dolomiti di Brenta, splendido nei mille colori della stagione. ‹ › 1 / 14 Herbst in der Region Lana Herbst in der Region Lana ‹ › 2 / 14 Cucina tirolese ‹ › 3 / 14 Flora, Il Museo nel bosco ‹ › 4 / 14 Il Museo nel bosco, Il Binocolo ‹ › 5 / 14 Mele, raccolta d'autunno ‹ › 6 / 14 Regione di Lana, Brandiswaalweg, Maike Wittreck ‹ › 7 / 14 Kastanienerlebnisweg in Völlan, Region Lana Kastanienerlebnisweg in Völlan, Region Lana ‹ › 8 / 14 Sagra del totano Capraia ‹ › 9 / 14 Tirolo, Isidor Plangger ‹ › 10 / 14 Val Senales Pfossental Mitterkaseralm Herbst Alex Filz (53) ‹ › 11 / 14 Val Senales, Herbst Kurzras, Peter Santer ‹ › 12 / 14 Valtellina, Bramito dei cervi ‹ › 13 / 14 OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA ‹ › 14 / 14 Monte Rosa, Valle di Gressoney Appennini: l’arte nel bosco, ad un passo da Roma, paesaggi umbri e degustazione di tartufi eugubini Ad un passo dalla Capitale c’è un luogo da non perdere, dove l’arte incontra la natura. Stiamo parlando del Museo diffuso del bosco, a Rocca di Papa, una splendida opportunità per scoprire il territorio del Parco Regionale dei Castelli Romani, e ammirare opere capaci di dialogare con il paesaggio, suggerendo una riflessione sul rapporto tra uomo e natura. Un vero e proprio atelier a cielo aperto, visitabile sino al 25 ottobre 2026. Il percorso si snoda per 2 chilometri e mezzo tra gli alberi dalle sfumature dorate del Monte Cavo, seguendo non un semplice sentiero ma la Via Sacra, tracciato che conduceva al tempio di Giove Laziale e che risale al VII secolo a.C. Qui la storia abbraccia la natura, e l’arte si annuncia con garbo, quasi mimetizzandosi, rendendo unica l’esposizione. La prima opera che si incontra è Flora, dell’artista Marco Martalar, statua in legno di abete che rappresenta una figura femminile a mezzo busto che guarda la terra con occhi socchiusi: le forme stilizzate, nell’imponenza aggraziata della struttura, rappresentano la natura e il rispetto per essa. Proseguendo lungo il percorso c’è da aguzzare lo sguardo alla ricerca degli “Animali in corten”, opera che rappresenta le sagome delle creature più iconiche del Parco, realizzate in acciaio Corten, materiale che richiama i colori della terra e si integra in modo naturale con il paesaggio. Sono tante le opere della mostra, in simbiosi con l’habitat, come “La testa tra le piante” che rappresenta la figura dell’uomo, o “Eden di opere d’arte“, quelle dell’artista Gianlorenzo Palazzi, raffiguranti i giardini paradisiaci del futuro dove il pianeta si trasforma in un paradiso incantato. Al termine del percorso, affacciato sullo splendido belvedere che spazia sino al mare, “Il binocolo del bosco”, installazione in legno che rappresenta un invito a cambiare prospettiva e riscoprire il paesaggio con uno sguardo nuovo. Tour panoramico anche in Umbria, al cospetto del Monte Amiata, collezionando scorci sul Lago Trasimeno, lo specchio blu nel cuore verde d’Italia. Un percorso a “tutta birra” proposto da Freedome, piattaforma leader in Italia nelle esperienze outdoor, a bordo di quad rombanti e scattanti. Partenza da Passignano sul Trasimeno, incantevole borgo affacciato sul lago per poi percorrere le colline vestite d’autunno, palcoscenici di bellissimi belvedere: all’orizzonte l’imponente sagoma del Monte Amiata, a sormontare l‘Isola Polvese, l’Isola Maggiore e l’Isola Minore al centro del Trasimeno. Oltre ai panorami, il percorso include anche le tappe al Castello di Magione, alla Torre Pendente di Vernazzano e un pit stop presso un bar locale, situato in prossimità di una vista spettacolare. Da appuntare anche un’altra entusiasmante e godereccia proposta: Freedome, la caccia al tartufo a Gubbio con degustazione di prodotti tipici, una delle tradizioni più conosciute del territorio umbro, ammantato da boschi di querce, faggi e noccioli generosi di prodotti d’eccellenza come le diverse specie dei pregiati tuberi, materia prima che sposa e valorizza la cucina locale. L’escursione si svolge in compagnia di un tartufaio e dei suoi fedeli compagni a quattro zampe, cani dal fiuto sopraffino che scovano il bottino, un’occasione immersiva che esplora il mondo del tartufo e delle tecniche utilizzate per la ricerca. Una camminata facile di circa due chilometri con finale di gusto nel centro storico di Gubbio, dove partecipare alla degustazione presso una bottega specializzata in tartufo: il sapore inconfondibile sposa i migliori prodotti del territorio, dai formaggi ai salumi, così le primizie eugubine dell’autunno. Dal mare all’entroterra con tappa in qualche isola: l’autunno che non ci si aspetta Quando si pensa all’autunno, l’associazione con la montagna, i boschi e i vigneti sembra quasi un automatismo, ma anche le località costiere rivelano la loro identità in tutt’altra atmosfera: più rilassata, sempre accogliente e incredibilmente godereccia. Il mare continua a farla da padrona con i suoi doni, così le tradizioni e il legame con le comunità. Le spiagge affollate sono ormai un ricordo, e la nuova stagione svela tutta l’autenticità dei territori e dei loro sapori: dalla pesca alle produzioni agricole dell’entroterra, dall’olio al vino, ed è così che ogni specialità racconta il rapporto tra la costa e le zone che la circondano. Una fuga fuori porta può essere anche un andar per isole, e Ferryhopper, piattaforma globale per la ricerca e la prenotazione di traghetti, propone un goloso e interessante viaggio gastronomico tra isole, borghi marinari e località costiere da vivere fuori stagione, perfetto per trascorrere un autunno “alternativo”. A Capraia per esempio, perla dell’Arcipelago Toscano, si svolgerà la Sagra del totano dal 30 ottobre al 1° novembre. Un omaggio al “re dell’isola” in tutte le salse, spaziando dal classico fritto alla più originale lasagna di totani, con tanto di musica e danze. Andiamo in Liguria, in quel di Oneglia, il quartiere marittimo di Imperia, dove dal 6 all’8 novembre c’è l’appuntamento con OliOliva per assaggiare tutta la delicatezza del nettare delle olive taggiasche. Non solo degustazioni ed eventi nelle strade, nelle piazze e sulla banchina di Calata Cuneo, ma anche numerosi laboratori che rendono questa materia prima la protagonista assoluta, così l’arte della sua lavorazione: l’evento valorizza la produzione moderna così gli antichi frantoi, patrimonio che racconta l’incontro tra il paesaggio mediterraneo e la cultura agricola dell’entroterra. In Campania c’è un evento per veri intenditori: stiamo parlando della Sagra della castagna e della nocciola di Avella. Dal 16 al 18 e dal 23 al 25 ottobre la frutta secca regna sulle tavole, accompagnata da musica popolare e prodotti locali. Una grande festa dell’entroterra campano, ma anche punto di partenza per un itinerario capace di unire terra e mare, simbiosi identitaria della regione. Napoli dista solo 30 minuti, e alla meraviglia partenopea è possibile abbinare anche una successiva escursione in traghetto verso le isole del Golfo. Le Terme di Ischia per esempio, potrebbero essere l’alternativa ideale per un tuffo autunnale nelle acque vulcaniche, calde come i colori di questa stagione. L'articolo Dove andare in autunno in Italia? Dal bramito dei cervi al foliage, fino a sagre e terme: le gite fuori porta più belle da fare a ottobre proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Provo ‘simpatia’ per i giovani che provocano allarme sociale: gli adolescenti vanno capiti
A dispetto della stragrande maggioranza dei commentatori, confesso di avere un minimo di “simpatia” per i ragazzi che commettono dei piccoli reati o mettono in atto comportamenti che provocano allarme sociale, naturalmente senza che vi siano violenze verso le persone. I recenti casi di Modena dove un gruppo si è recato in un supermercato per fare razzia di piccoli oggetti e provocare danni, oppure l’episodio delle due ragazzine che a San Cataldo (Caltanissetta) si sono chiuse in un bagno per una giornata, con il fine di provocare allarme sociale, mi hanno quindi incuriosito. Non mi sento di bollarli come atti solamente criminosi. L’episodio al supermercato mi ha fatto venire in mente gli espropri proletari degli anni Settanta che, organizzati dall’area di Autonomia Operaia, si ponevano come simbolo della redistribuzione delle risorse dai ricchi ai poveri. L’episodio delle ragazzine chiuse in bagno mi ha solleticato la fantasia, rispetto alla frase attribuita ad Andy Warhol “in futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”. Quando parlo di simpatia verso questi ragazzi mi riferisco al significato di “sentire insieme” o anche “soffrire insieme”. Non significa accondiscendenza. Ritengo, infatti, che questi giovani debbano essere puniti perché nella loro maturazione questo evento deviante serva come stimolo a costruire la propria identità. Al tempo stesso, però, devono essere capiti. L’adolescenza è una fase della vita in cui i ragazzi si trovano a vivere tre lutti, rispetto al proprio corpo infantile che viene perso per trasformarsi, rispetto al proprio ruolo di bambino che deve evolvere e rispetto alle figure dei genitori che non sono più coloro che sanno tutto e risolvono tutto. Questi lutti provocano sofferenza emotiva che è un potente stimolo trasformativo, finalizzato all’acquisizione di una nuova identità corporea, sociale e relazionale verso i genitori. Sappiamo che questo tormento è normale, così come sono normali le doglie del parto o il malessere dei rantoli prima della morte. Ogni trasformazione nella nostra vita porta con sé un certo livello di dolore che a volte, come nell’adolescenza, ha un fine positivo verso un nuovo corpo adulto e un nuovo ruolo. Il tessuto sociale in cui il giovane si trova funge da contenitore o amplificatore di questa sofferenza trasformativa, per cui l’adolescente coglie subito le contraddizioni e le ipocrisie che lo circondano. I giovani modenesi con la loro bravata hanno messo il dito nella piaga di una dilagante sofferenza di una fetta di popolazione che non riesce ad arrivare a fine mese col magro stipendio. Non credo che lo volessero fare seguendo un ragionamento, ma il loro inconscio li ha portati a esprimere simbolicamente un urlo di dolore. Tutti i giorni la società, con la pubblicità onnipresente, ci stimola promettendo che saremo felici solo se acquisteremo quel prodotto. Poi la stessa società mette i giovani, disoccupati al 20 per cento e sottopagati, nella condizione di non poter accedere a quel prodotto per mancanza di stipendi congrui. Pare quindi che il destino di questi ragazzi sia l’essere sempre infelici perché non in grado di raggiungere quello che la pubblicità e i social pongono come metro della felicità. La rabbia e l’esigenza di sovvertire questa narrazione sono simbolicamente rappresentate dall’appropriarsi o dal distruggere gli oggetti di consumo. Le ragazzine chiuse in bagno rappresentano anche loro, simbolicamente, una sofferenza sociale diffusa, rispetto all’anonimato sociale. Nelle piccole comunità in cui si viveva nel secolo scorso l’individuo tendeva ad essere conosciuto attraverso famiglia, lavoro, reputazione e relazioni. Nella società attuale siamo uno fra molti, per cui compare il senso di solitudine, irrilevanza e mancanza di appartenenza. Solo se compari per 15 minuti sui social pare che tu sia vivo e capace di incidere. Inconsciamente, queste ragazzine hanno ricercato 15 minuti di notorietà, anche per appurare se, finalmente, le famiglie o la società si accorgevano della loro esistenza. Anche loro, probabilmente, senza un ragionamento e senza rendersene conto, hanno messo in evidenza il senso di isolamento e anonimato sociale come sofferenza diffusa. Capisco che il mio ragionamento potrà apparire contraddittorio, nel momento in cui affermo che questi giovani vanno puniti, ma ora sarà chiaro a cosa mi riferisco quando affermo che provo una certa “simpatia” per loro. Intendo il significato etimologico di simpatia, “soffrire assieme” a loro, comprendendone le motivazioni. Credo che l’adolescenza sia una fase in cui il giovane cerca il “limite” per cui, inevitabilmente, per effettuare questa esplorazione può superare questo confine e provocare dei danni. La ricerca, però, di solito è positiva perché porta nuove energie vitali alla società. Il guaio grosso che vedo intorno a me sono i giovani adolescenti acquiescenti che non hanno stimoli, che non cercano nulla, ma che, imbevuti di pubblicità, si adagiano sul loro ruolo passivo di consumatori aiutati in questo da genitori che non vedono l’ora di trattarli come “figli di papà” per lenire lo scontro generazionale. Guai a quella società i cui adolescenti, invece di sovvertire le regole per cambiarle, le accettano passivamente. Le recenti proteste che stanno avvenendo in Francia nelle scuole, dove non ci sono soldi per le ristrutturazioni mentre si trovano per la guerra, fanno riflettere sul disagio giovanile che la società vuole soffocare, con commentatori sempre pronti ad esecrare. L'articolo Provo ‘simpatia’ per i giovani che provocano allarme sociale: gli adolescenti vanno capiti proviene da Il Fatto Quotidiano.