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'L'Europa ora vuole aiutare' su Teheran ma non ne abbiamo bisogno
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Michele Mari vince il Premio Strega 2026
Secondo Nucci, terza Pitzorno
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Dal 9 luglio a Roma scatta il Piano Notte, tutor, più controlli e trasporti
Anche bus a richiesta col servizio 'come back home'
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Toti a Spinelli: «Ti vengo a trovare prima delle elezioni. Ti chiedo un po’ di robe» Ecco le immagini degli incontri sullo yacht
Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»Le parole del governatore ligure all'imprenditore: «Come al solito, di questi tempi» Spinelli a Signorini: «A 83 anni non mi possono fare niente»
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IL SINDACO DI GENOVA Lo sfogo di Bucci: «Gioco al massacro, non ci sto. Chiedo chiarezza, pronto a parlare con i pm»
Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»Il sindaco di Genova: «Le mie parole sui maiali intercettate? Per ogni area nel porto si scatena la rissa. I soldi del ponte Morandi per un favore a Spinelli? È una falsità, quei soldi non c’entrano nulla»
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Ucciso a 24 anni a colpi di pistola mentre andava a lavorare: giallo in Calabria
Domenico Oppedisano, padre di una bambina di nemmeno un anno, raggiunto da diversi proiettili. Era incensurato. Indagano i carabinieri. L’ipotesi di un regolamento di conti nell’ambito del controllo del legname
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Clima, la sfida dei 6 ragazzini contro l’Europa. Ecco perché la sentenza di domani può fare la storia (e ci sarà anche Greta)
La denuncia alla Corte dei diritti per l’uomo: «Non è stato fatto abbastanza per scongiurare la peggiore minaccia all’umanità». Se vincessero la sentenza avrebbe valore di trattato e obbligherebbe a prendere misure drastiche
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Iran-Usa, con lo scambio di colpi si rischia l?escalation: ma i negoziati andranno avanti in ogni caso
L'ambizione del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan nell'ospitare il Vertice della Nato ad Ankara era quella di far comprendere agli alleati l'importanza strategica del collegamento...
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Iran-Usa, il petrolio verso gli 80 dollari. Sbandano le Borse, giù Milano
I nuovi rischi geopolitici e i timori per la fine dell'accordo tra Iran e Stati Uniti spingono le borse di tutto il mondo a scendere, con Milano che arretra dell'1,2%, e il petrolio a...
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Roma, ridisegnata la mappa della città: «Stilata con metodi scientifici». E i quartieri raddoppiano: 332
«Alla fine dov'è che hai preso casa?». «Nel quartiere Australiano». Esiste, esiste, dopo anni passati nell'anonimato, schiacciato tra Porta di Roma e Casal...
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Autobus perde il controllo e finisce contro otto macchine a Monteverde. ?L'autista: «Ho avuto un malore»
Ha perso la guida del bus centrando sette macchine in sosta, un palo della luce e l?ingresso di una filiale delle Poste. Prima di terminare la sua corsa si è anche scontrato con una...
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Stretta sulla cittadinanza, ok della Camera all’iter veloce per l’esame della proposta di legge leghista
Incalzati dal generale Vannacci su sicurezza e immigrazione Lega e Fdi spingono per una stretta ulteriore su questi sue fronti. Il Carroccio ha incassato l’ok alla...
Il Sole 24 ORE - Italia
Grosso incendio a capannone BRT a Milano
Sono in corso le operazioni di spegnimento dell’incendio che ha avvolto un deposito Bartolini in zona Bovisa a Milano. Le squadre dei vigili del fuoco sono al lavoro per estinguere...
Il Fatto Quotidiano
Come educare alla legalità se solo i furbi la fanno franca? Personalmente spero nella redenzione
Personalmente credo che le persone possano, con fatica e sofferenza, cambiare il loro modo di comportarsi e redimersi rispetto a aspetti riprovevoli della loro vita. Nel mio lavoro di psicoterapeuta ho assistito pazienti che sono riusciti a uscire da una vita costellata da reati o comportamenti disdicevoli. In tutti i casi presupposti necessari sono la sofferenza interiore, che porta alla messa in discussione dei propri valori di riferimento, e l’espiazione di una pena. Perché la persona non può cambiare senza pena e sofferenza? Semplicemente perché nel nostro inconscio senza l’espiazione e il senso di colpa trionferebbero le istanze pulsionali primitive che porterebbero, inevitabilmente, il soggetto a ripercorrere gli errori del passato. Insomma occorre il “lavoro del lutto” e la sofferenza serve a rompere una vecchia organizzazione psicologica. Per fare un paragone con qualcosa di fisico ritenere di poter migliorare la propria muscolatura senza la fatica del fare ginnastica è una illusione. Allo stesso modo è impossibile ritrovare la propria dirittura morale senza sofferenza e espiazione psicologica. In un recente libro, intitolato Silvio va in paradiso: psicoanalisi di un arcitaliano edito da Aliberti, in tono scansonato, espongo questo concetto consigliando un’anima tormentata che viene a chiedermi aiuto. L’istituto della grazia che era prerogativa dei re e ora, in alcune democrazie, dei presidenti dovrebbe servire, a commutare una pena quando la persona ha sofferto, ne ha espiato una parte e palesemente risulta cambiata. Se da un punto di vista giuridico la detenzione dovrebbe arrivare al suo compimento, da un punto di vista umano la sofferenza, chiaramente provata dal soggetto, è sufficiente e si interviene con la grazia. Recentemente abbiamo assistito attoniti all’uso della grazia, al contrario, per ribadire che il ricco e il potente può fare quello che vuole. Negli Stati Uniti la grazia è stata usata dal presidente come uno strumento per fare politica e aiutare i suoi sostenitori e in Italia, purtroppo, dubbi aleggiano sull’ultima grazia concessa. Il termine “sputtanare” secondo il dizionario della lingua italiana è un modo gergale e volgare di rappresentare il disvelamento di aspetti nascosti, solitamente riprovevoli. Secondo la psicologia tutti gli esseri umani hanno nel loro inconscio aspetti nascosti che desiderano tenere celati. Il rischio è che le persone che a vario titolo sono entrate a contatto con vicende dubbie e vergognose vengano a loro volta contaminate dalla riprovazione sociale. Per quanto riguarda i singoli personaggi potremmo disinteressarcene ma, purtroppo, a volte ne vanno di mezzo anche le istituzioni. Come si potrà chiedere a un idraulico la ricevuta con Iva e successivo suo pagamento dell’Irpef se lui obietterà che le istituzioni sono “sputtanate”? Già si rafforza il luogo comune per cui i soldi conferiti allo stato vengono “sputtanati” in mille rivoli: ad esempio per essere elargiti a ragazzotte compiacenti che se la fanno con i ministri (casi di questo tipo sono recentemente stati svelati). Come si potrà educare un figlio adolescente al rigore, al rispetto delle regole e al sacrificio per un futuro migliore. Certamente lui obietterà che è meglio agire ai limiti della legalità o, da scaltro, anche nell’illegalità stessa tanto tutto è corrotto e solo i furbi la fanno franca. Come potremo indirizzare una figlia alla ricerca di un amore vero che appaghi e, attraverso una visione morale e positiva della vita, conferisca benessere e soddisfazione. Ascolterà le nostre tiritere poi in cuor suo penserà che tanto tutti più o meno si vendono per soldi, carriera o successo. Le prediche morali sono un paravento per nascondere il fatto che si agisce solo per i propri interessi. Il “così fan tutti” rischia di divenire il leitmotiv di fronte ad istituzioni sputtanate che si fanno turlupinare o sono colluse con i potenti e i ricchi. Ognuno di noi ha diverse istanze psicologiche dentro di sé. Nei fumetti di Paperino vengono rappresentate da un angelo che offre buoni consigli e un diavolo che incita a non seguirli per cercare solo un tornaconto. Da adulti sappiamo che il risultato momentaneo in barba alle leggi e a discapito di altre persone solitamente porta a trovarsi nel futuro in difficoltà. Le cattiverie si ritorcono contro chi le ha orchestrate o le agisce. Sappiamo da anziani che seguire un vissuto morale interiore aiuta a raggiungere la serenità a momenti di felicità. Soprattutto siamo consapevoli che la convivenza civile, in cui tutti rispettano delle regole comuni e non compiono reati, è il mondo migliore in cui si può vivere. Purtroppo assistiamo spesso allo “sputtanamento” di queste convinzioni in quanto la sensazione è che se sei potente e ricco puoi infischiarti delle regole e trovare degli escamotage per fregare le istituzioni. Ho frequentato solo occasionalmente un carcere per seguire un paziente detenuto fratello di un amico. Era una persona disagiata affetto da quello che in psichiatria si definisce “disturbo di personalità”. Non si tratta di una malattia che porterebbe in alcuni casi alla non imputabilità ma di un modo di comportarsi anomalo con cause di base psicologiche. Dai suoi racconti e dai racconti di altri ex detenuti, guardie carcerarie e medici del carcere mi sono fatto l’idea che tanti “poveri Cristi” siano internati anche per reati minori. Ci sono migliaia di questi poveracci, con scarse capacità intellettuali, scarsi mezzi economici, mancanza di avvocati disposti a spendersi per loro, scarsa cultura e vite terribili nella loro infanzia che riempiono le galere. Molti di loro avrebbero i presupposti per accedere a una qualche forma di sconto della condanna? Questi poveracci devono però giustamente stare in carcere perché hanno commesso reati per poter essere rieducati all’idea che si vive meglio se si vive onestamente. Che messaggio rieducativo potrebbe arrivare a costoro se prevalesse l’idea che se sei ricco puoi fregare le istituzioni e sfuggire anche a una se pur minima pena? Personalmente spero nella redenzione delle persone per cui il mio auspicio è che la sofferenza li attraversi e li aiuti a cambiare. L'articolo Come educare alla legalità se solo i furbi la fanno franca? Personalmente spero nella redenzione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Fatto Quotidiano
Corsa all’abito da sogno che non conosce crisi: a Parigi la Haute Couture conquista i milionari con i finti Post-it di Chanel, il budoir di Armani e le giacche di silicone di Schiaparelli
Sotto i tetti infuocati di una Parigi che viaggia oltre i trentacinque gradi, la Haute Couture per l’autunno-inverno 2026-2027 ha smesso di recitare la solita commedia dell’ostentazione. C’è un’ossessione nuova che si muove tra i laboratori blindati e le prime file sfinite dall’afa: il bisogno di spogliare l’abito da sera della sua funzione di puro trofeo da red carpet per restituirlo a una dimensione quasi biologica. Vestirsi, in queste sfilate di luglio, non è più una performance per il pubblico, ma un patto privato tra la stoffa e la pelle. Un ritorno alla cabina di pensiero, al gesto primordiale davanti allo specchio, dove il lusso smette di fare rumore e comincia finalmente a parlare piano. Questo rifugio nell’essenziale e nella cura maniacale del millimetro non è però un vezzo poetico nato per sfuggire alla complessità del presente. Al contrario, poggia su una realtà economica granitica e apparentemente paradossale: a dispetto di qualsiasi congiuntura globale, la nicchia esclusivissima dell’alta moda fatta interamente a mano e su misura non conosce crisi. Anzi, il numero dei clienti è in costante aumento. Si sussurra che in media tre quarti delle collezioni vengano opzionati o venduti già durante le anteprime e nelle ore immediatamente successive ai défilé, lasciando le sartorie in evidente affanno nel tentativo di stare dietro a commesse che richiedono centinaia di ore di lavoro per un singolo pezzo. I motori di questo boom sono due, e ridisegnano la sociologia del consumo di lusso. Da un lato c’è l’espansione strutturale e inarrestabile della fetta di supermilionari e miliardari globali, per i quali il pezzo unico è l’unico vero passaporto di distinzione rimasto. Dall’altro, si fa strada una lucida contromossa da parte dei veri cultori della moda dotati di possibilità economiche. Di fronte a un prêt-à-porter dai prezzi ormai fuori controllo, dove una gonna o una camicia industriale di sfilata possono costare facilmente cinque o seimila euro per poi durare lo spazio di una sola stagione, chi ne ha la facoltà preferisce fare un calcolo diverso. Meglio dirottare il budget su un abito d’alta moda fatto e finito, un’opera d’arte tessile personalizzata che si usa una volta e poi per tutta la vita, tramandandola nel tempo. È la scelta di un investimento emotivo e strutturale eterno, che rifiuta la dittatura del consumo stagionale e preferisce l’autenticità del camice bianco all’illusione del marketing seriale. Certo, il red carpet conserva comunque il ruolo di una vetrina mediatica tutt’altro che trascurabile per alimentare il mito, capace persino di bruciare i tempi della comunicazione: basti pensare a Schiaparelli, che è riuscito a far indossare a Zendaya, la sera stessa del défilé, uno degli abiti più spettacolari ammirati in passerella soltanto poche ore prima, la mattina. Il boudoir liberato di Armani Privé L’atmosfera è soffusa, la luce volutamente artificiale e i paraventi grigio polvere sono rivestiti da un motivo leopardo che suggerisce una sensualità raccolta. Silvana Armani, alla sua seconda prova alla guida del Privé, sceglie di ambientare la sfilata nelle sale di rue François Ier trasformandole in un boudoir contemporaneo. Questa dimensione domestica, intima e profondamente lussuosa non è del tutto nuova per la maison. Chi ha memoria delle scorse edizioni della Milano Design Week ricorderà quando Armani/Casa aprì le porte dello storico Palazzo Orsini in via Borgonuovo, ricreando un labirinto di stanze private, pareti rivestite di lacca, stoffe seriche e arredi intimi pensati esclusivamente per la cura di sé. Proprio da quell’estetica della penombra sembra muoversi Silvana Armani, che decide di abbandonare i toni pastello liquidi tanto cari allo zio Giorgio per avventurarsi in una tavolozza densa, notturna: verdi smeraldo e giada, bruni profondi, amarante e un nero assoluto che assorbe la luce invece di rifletterla. Il tailoring maschile si alleggerisce in pantaloni ampi a pigiama e boleros che rivelano bluse in organza trasparenti. Nella seconda parte, l’incedere si fa più lento grazie a lunghi abiti a colonna con strascichi fluidi e scollature grafiche che lasciano scoperte le spalle. “Con questa collezione ho cercato di raccontare una sensualità diversa: intensa, ma sempre misurata”, spiega la designer prima dello show. “Pur sentendomi vicina ai capi da giorno e a un certo rigore di matrice maschile, mi interessa anche una femminilità fatta di ricercatezza, preziosità e movimento lento. C’è il piacere privato di scegliere un abito, indossarlo, di sentirlo proprio: un gesto intimo, mai ostentato. Credo che, quando una donna crea per altre donne, lo sguardo sulla seduzione sia naturalmente differente: personale, consapevole, sottile. La mia speranza è dare vita a qualcosa che lasci un ricordo in chi guarda“. In prima fila, Cate Blanchett e Rosamund Pike osservano una collezione che rivendica la legittimità della misura, dove persino l’animalier, declinato in mosaici di cristalli effetto coccodrillo o macchie di leopardo su tulle, perde ogni aggressività per diventare una texture protettiva. Dior e Chanel: specchi paralleli tra natura e archivio Quasi speculari nel loro svolgimento, le sfilate di Dior e Chanel hanno messo in scena due imponenti scenografie naturalistiche per dialogare con lo spirito e i capi chiave dei rispettivi fondatori. Al Museo Rodin, Jonathan Anderson trasforma il set di Dior in un’oasi di felci arborescenti e legni laccati. La sua ispirazione è il lavoro della scultrice d’avanguardia americana Lynda Benglis, celebre per le sue fusioni metalliche e le forme organiche. Anderson prende la storica giacca Bar e la liquefa sotto il calore parigino, applicando frange vert feuille, morbidi volants e drappeggi in lamé argento che ricordano il metallo fuso. Una gonna composta da petali ricoperti da una lamina d’argento brilla e si muove sulla passerella come lava incandescente, mentre top asimmetrici color rame si accostano a pantaloni dalla linea affilata. Nonostante l’attenzione del front row — dove Sabrina Carpenter siede in pizzo avorio accanto a un Josh O’Connor in blazer trasparente — sia quasi interamente magnetizzata dalle indiscrezioni sul blindatissimo abito da sposa disegnato per Taylor Swift, Anderson mantiene il segreto: “È stato un grande onore, ma non posso dire nulla. È una cosa emotiva fare l’abito da sposa di qualcuno”. Preferisce che a parlare sia la complessità del plissé fatto a mano e i dettagli colti dei suoi accessori, come le borse create con frammenti di chintz indiano del Diciottesimo secolo o le décolleté avvolte in résille con ricami floreali, prima di chiudere con una sposa onirica dalle spalle scoperte e applicazioni in pizzo. L’indomani, a pochi chilometri di distanza, nel salone d’onore del Grand Palais, Matthieu Blazy risponde per Chanel invadendo lo spazio con duemila metri di liane e cinquantuno fiori giganti in schiuma sagomata, in un’atmosfera che evoca le piante d’assalto del film Jumanji. Tra le mani, Blazy stringe un piccolo libro di fiabe del Settecento appartenuto a Coco Chanel, intitolato Les Fées. Contes des contes. La prima modella apre lo show indossando un tailleur in mousseline trasparente e stringendo tra le mani proprio quel volume centenario rilegato in pelle. Da quel momento, le silhouettes descrivono letteralmente le pagine dei racconti: una fila di bottoni sulla schiena di un abito narra la metamorfosi del brutto anatroccolo in cigno, una minaudière a forma di orsetto d’oro evoca Riccioli d’oro e la fodera di una giacca è interamente dipinta a mano con le scene del Gatto con gli stivali. Il colpo di genio di Blazy si nasconde però nelle fodere in seta gialla, dove la parigina maison Lesage ha ricamato a mano finti “Post-it” che riproducono le liste delle cose da fare che gravano quotidianamente sulle donne: andare a prendere i bambini, riempire il frigorifero, incastrare le riunioni di lavoro. “La couture Chanel non cerca di stupire a tutti i costi, è una questione di dettagli nascosti. Si rivolge a donne in movimento, che fanno entrare i loro vestiti nelle valigie per celebrare l’avventura di ogni giorno”, racconta il direttore creativo, che ha scelto una passerella intergenerazionale facendo sfilare anche la modella Stephanie nel giorno del suo cinquantesimo compleanno con un abito di paillettes rosse. Anche qui la tradizione viene sovvertita: l’abito da sposa perde la posizione finale per cedere il passo a un fulmineo tubino nero, un “revenge dress” che ricorda come Coco non si sia mai sposata. Sia per Anderson sia per Blazy si tratta della seconda prova con l’alta moda, ma il prêt-à-porter rimane chiaramente il loro habitat naturale. La couture richiede un tipo di sapienza e di studio accademico che non ammette improvvisazioni, una disciplina geometrica che appartiene storicamente alla grande scuola romana. Ne è l’esempio Pierpaolo Piccioli da Balenciaga (ve ne abbiamo parlato qui). Schiaparelli e il rifugio negli abissi del vuoto Anche i creativi più prolifici conoscono il peso del foglio bianco. Daniel Roseberry ha confessato apertamente la rara crisi creativa che lo ha colto prima di disegnare la collezione autunno-inverno di Schiaparelli, battezzata “L’Appel du Vide”. Dopo i successi passati, il rischio era quello di applicare una formula standard, un circuito sterile che rischiava di soffocare il lavoro. Per uscirne, Roseberry ha fatto ciò che gli riesce meglio: si è immerso nell’universo surreale di Elsa, abbandonando la terraferma per rifugiarsi nelle profondità marine. “La creazione non può manifestarsi che in un abbandono totale all’inconnu”, filosofeggia il direttore artistico texano. L’anticipazione era evidente già nell’invito spedito agli ospiti, un tentacolo di polpo modellato in crine. In passerella, il Petit Palais si trasforma in un fondale abitato da creature fantastiche e mitologiche. Nobili tessuti cedono il passo a sperimentazioni materiche: il gloss di un lattice flessibile sostituisce il pellame delle calzature e si copre di perle, mentre le giacche monumentali si muovono grazie a tentacoli cinetici e sandali che imitano la struttura degli ricci di mare. La tecnologia qui serve a mimare la natura, come nel caso del bustier hyperréaliste modellato sul corpo, colato in silicone liquido e successivamente dipinto a mano per riprodurre le sfumature delle meduse. Un lavoro di alta scuola artigianale, anche se sfidiamo chiunque a indossare una giacca di silicone flessibile con i trenta gradi attuali. Roger Vivier: il tempo prezioso del pezzo unico Il viaggio nell’infinitamente piccolo si conclude da Roger Vivier, dove Gherardo Felloni presenta la linea “L’Atelier des Papillons”. Qui la couture rinuncia alla passerella per diventare un oggetto da camera, un guizzo di eccellenza destinato a una clientela ristrettissima di collezioniste e donne volubili che si contenderanno i modelli per averne uno su misura. Per la prima volta, la collezione di pezzi unici si estende alle calzature, portando l’iconico escarpin Choc e le sneaker nello stesso territorio di gilet e borse. Il tempo, in questo laboratorio, si materializza nelle ore di applicazione necessarie a comporre i motivi ornamentali. Si calcolano quaranta ore di ricamo a mano per una singola scarpa, settanta per un sacco e fino a centocinquanta ore per il modello “Écrin aux Papillons”, dove sette farfalle sono scolpite in nacre bianca secondo l’antica tecnica del cammeo, adagiate su una résille di fili metallici tessuti a mano. Negli eleganti saloni della presentazione si sussurra che i prezzi di questi oggetti d’arte abbiano già ampiamente raggiunto cifre a cinque zeri, ma il dato rimane protetto dal segreto professionale. È l’ultimo mistero di una settimana di moda che, prima di consegnarsi al pubblico, ha preferito riscoprire il valore del tempo e il contatto ravvicinato con la materia. L'articolo Corsa all’abito da sogno che non conosce crisi: a Parigi la Haute Couture conquista i milionari con i finti Post-it di Chanel, il budoir di Armani e le giacche di silicone di Schiaparelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
BBC News
Ukraine to get licence to produce Patriot missiles, Trump says
Although the Patriots are highly effective against Russia's ballistic missiles, they also have lengthy production times.
BBC News
German doctor jailed for murder of 15 patients and suspected of more
The German palliative care doctor has been sentenced to life imprisonment for killing 15 of his patients.
Al Jazeera – Breaking News, World News and Video from Al Jazeera
US court rules that Trump’s name must stay off Kennedy Center during appeal
Trump’s name was removed from the centre's facade and signage last month, after a judge ordered its removal.
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Do fans still trust referees and VAR at the World Cup?
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